Le mille e una botte

Una start up romana cerca assaggiatori di vini ma non li trova

Roma – Andare per vigneti e cantine alla ricerca dei vini migliori. Mappare le bottiglie più buone, ma sconosciute,  per metterle a disposizione di milioni di clienti. Pare proprio il lavoro dei sogni.

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Come non immaginare una vita sulle colline della Toscana o del Piemonte, tra panorami paradisiaci e calici sempre pieni? Come non sentirsi un po’ Russel Crowe, in mezzo ai filari della Provenza e tra le braccia della bella Marion Cotillard, nel film “Un’ottima annata”?

Ma l’impresa che lo propone, una start up romana del settore, non riesce a trovare personale disponibile. Sarà che è richiesto il diploma di sommelier? Sarà che è necessaria la disponibilità a viaggiare per 250 giorni all’anno?

ragazza-assaggia-vino

La notizia, rimbalzata sui social da una nota radio a livello nazionale, mette in luce la schizofrenia del mondo del lavoro, nella nostra penisola.

Da una parte non si trovano persone disposte a fare determinati lavori. Dall’altro, dilaga la fuga dei cervelli all’estero. Il mantra: in Italia non c’è più futuro, è sulla bocca di tutti. Ma, poi vengono fuori anche le situazioni come questa.

C’è un lavoro da favola, non posti in fonderia, ma nessuna risposta. Più che le Mille e una notte, possiamo parlare di Mille e una botte.

Couple at wine tasting.

Di per se, soprattutto in questo caso, sembra un paradosso. Ma non sempre è così. A frenare i più potrebbero essere le condizioni contrattuali proposte, come l’impegno a viaggi massacranti. Si fa per dire. Alla stampa non viene rivelato.

Ma non importa, A noi piace pensare che per gli italiani il vino rimane relegato alla sfera del relax, del piacere, che per forza di cose, deve essere tenuto lontano dallo stress e dalla fatica.

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Conte alla conta: cercasi quaglie pronte a saltare

Frenetico mercato di voti e politici per allungare la legislatura


Camerano, 16 gennaio 2021 – Siamo alla conta, al mercato delle vacche, al salto della quaglia, chiamatelo come volete ma, da qualunque parte lo si guardi, il frenetico mercimonio in atto in Parlamento e al Senato (foto) per raccattare i voti necessari alla sopravvivenza del Governo Conte-PD-5Stelle è davvero poco edificante e irrispettoso.

Roba da Repubblica delle banane che, seppur visto e rivisto fin dai tempi della DC e praticato da tutti i partiti politici, evoca sostantivi di segno negativo come tradimento con tutti i suoi sinonimi: infedeltà, voltafaccia, inganno, truffa…

Eh sì, perché ci sta che un politico liberamente e regolarmente eletto dai cittadini all’interno di una precisa compagine politica, durante la successiva legislatura possa cambiare idea. “Solo i morti e gli  stupidi non cambiano mai opinione” ebbe a dire già nel 1800 lo scrittore e critico statunitense James Russell Lowell. Quel che non ci sta, e che invece è avvenuto e sta avvenendo a Roma in questi giorni, è che a cambiare idea, tornare sui propri passi o cambiare radicalmente e di botto schieramento politico, siano senatori della Repubblica che lo fanno per puro tornaconto personale.

Qualcuno lo fa per soldi, altri lo fanno per garantirsi un futuro politico e per restare quanto più possibile all’interno del Palazzo, altri ancora lo fanno per consumare vendette personali. Insomma, qualunque siano le vere molle che li portano al salto della quaglia, saranno tutti concordi e accomunati da un’unica dichiarazione ufficiale: “In questi tempi così difficili, lo facciamo per senso di responsabilità; il Paese versa in gravi condizioni economiche e sociali, è nostro dovere dare una mano per uscire dalla crisi”.

Quel che è peggio, è che la Costituzione glielo permette. Nel caso di una crisi come quella attuale, prima di rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, un Presidente del Consiglio ha il dovere di verificare se in Parlamento ci sono i numeri e le persone necessarie a garantirgli una maggioranza. Da dove arrivino quei numeri, o a quali schieramenti politici appartengano le persone, non interessa a nessuno. Non importa se a garantire i numeri sia un’accozzaglia di colori senza senso e dignità politica: gialli, rossi, verdi, azzurri, va tutto bene purché sia. Purché duri. A qualsiasi prezzo. Alla faccia delle ideologie, dei programmi elettorali, della storia e dei percorsi.

Alla faccia di quei babbei di cittadini che, votato il programma di un partito e dato mandato a una loro figura politica di fiducia affinché lo realizzi nell’arco di una legislatura, dopo un anno o due vedono questa figura cambiare idea, a volte corrente, spesso partito.

Qui, non si tratta di andare a votare a tutti i costi: se un’altra maggioranza è possibile, è corretto che il premier Conte ne prenda atto, la metta insieme e continui nel mandato. Qui, si tratta di avere in Parlamento più politici capaci, coerenti, responsabili e meno mandriani e quaglie. Come fece a suo tempo Gesù Cristo, sarebbe opportuno cacciare i mercanti dal tempio. Pardon, dal Palazzo.

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