Cgil Marche: nessuna ripresa strutturale dell’occupazione

Assunzioni e cessazioni: periodo gennaio-marzo 2018, si allarga l’area del disagio economico e sociale. No deciso all’introduzione dei voucher

Ancona, 30 luglio 2018 – La Cgil Marche entra nuovamente nel merito dell’andamento dell’occupazione nelle Marche. Nei primi tre mesi del 2018 – si legge in un loro comunicato – le aziende marchigiane hanno assunto 50.000 persone, il 23,1 % in più rispetto allo stesso periodo 2017.

Secondo i dati dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps, elaborati dall’Ires Cgil Marche, la maggior parte dei neo assunti ha un contratto a termine o precario (87,3%): solo il 12,6% è stato assunto con un contratto a tempo indeterminato.

Fra le tipologie di lavoro precario, quella che registra un maggior incremento è il contratto intermittente che aumenta in un solo anno del 57% e arriva a toccare quota 6.000, esattamente come quello a tempo indeterminato. Cresce in maniera consistente il contratto di somministrazione (+18%) e, in soli tre mesi del 2018, arriva a toccare 13.000 nuove assunzioni.

La forma più utilizzata è quella del contratto a termine (20.000) e cresce rispetto allo stesso periodo del 2017 del 18%. Anche il contratto di apprendistato aumenta del 21% attestandosi in 2.800 unità.

I contratti a tempo indeterminato crescono del 21% ma, nel complesso delle assunzioni, perdono gradualmente peso.

Le cessazioni di rapporti di lavoro, nello stesso periodo, sono state oltre 23.000 e aumentano del 15,9%, con un saldo positivo pari a 3.212.

Tra le varie forme di contratto, l’unica ad avere un saldo negativo tra assunzioni e cessazioni è il tempo indeterminato con -1.462 contratti mentre le altre forme, in primo luogo il tempo determinato, registrano un saldo positivo consistente.

Rispetto ai valori medi osservati per il Centro Italia e per il Paese nella sua totalità, la situazione delle Marche è molto preoccupante, si legge nel documento della Cgil Marche.

Le assunzioni a tempo indeterminato  crescono ovunque, sopratutto nelle regioni del sud per effetto degli sgravi contributivi inseriti nella legge di bilancio 2018 ma nelle Marche costituiscono una percentuale più bassa delle assunzioni totali (12,9%), rispetto all’incidenza rilevata per la media nazionale (19,1%).

La nostra regione, nella classifica delle attivazioni dei contratti a tempo indeterminato, risulta essere terz’ultima solo dietro al Trentino e alla Valle d’Aosta.

Dichiara Daniela Barbaresi, Segretaria Generale  Cgil Marche: «Pur in un contesto di crescita dei contratti avviati, continuiamo ad essere primi per la precarietà, segno evidente di una difficoltà del nostro tessuto economico. Risulta abbastanza surreale che mentre registriamo questi dati allarmanti sul dilagare del lavoro discontinuo, nel Paese stanno reintroducendo i voucher che rappresentano la peggiore forma di lavoro, priva di ogni tutela».

Conclude Giuseppe Santarelli, Segretario Regionale Cgil Marche: «Chi governa la Regione e chi rappresenta il sistema delle imprese non sembrano preoccupati di questa situazione; noi, invece, lanciamo l’allarme perché questi dati ci dicono che non c’è una ripresa strutturale dell’occupazione e che, drammaticamente, invece si allarga l’area del disagio economico e sociale».  

Proprio  per protestare contro i voucher, in questi giorni la Cgil sta organizzando presidi a Roma davanti a Montecitorio.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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