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Morti sul lavoro: la strage infinita

Lavoro sempre più a rischio

Camerano, 8 maggio 2024 – È di ieri l’altro l’ultima notizia dei morti sul lavoro a Casteldaccia (PA). Cinque lavoratori hanno perso la vita mentre erano impegnati nelle operazioni di manutenzione della rete fognaria, un sesto è grave ricoverato in Ospedale. Sembra che le vittime siano morte per asfissia causata da idrogeno solforato.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, in visita a New York, ha dichiarato: «Auspico che sia fatta piena luce sulle dinamiche dell’incidente. Ma l’ennesima inaccettabile strage sul lavoro – a pochi giorni dal 1° maggio – deve riproporre con forza la necessità di un impegno comune che deve riguardare le forze sociali, gli imprenditori e le istituzioni preposte».

Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’INAIL nel mese di gennaio 2024 (quindi non comprendenti gli ultimi quattro mesi in cui si sono verificati diversi decessi plurimi) sono state 45, due in più di quelle registrate nel primo mese del 2023, una in meno sul 2022, quattro in più sul 2021, sette in meno sul 2020 e una in più sul 2019.

A livello nazionale i dati rilevati al 31 gennaio di ciascun anno evidenziano per il primo mese di quest’anno, pur nella provvisorietà dei numeri, un incremento rispetto a gennaio 2023 solo dei casi in itinere, passati da nove a 12, mentre quelli in occasione di lavoro sono scesi da 34 a 33. L’aumento ha riguardato l’Industria e servizi (da 37 a 39 denunce) e il Conto Stato (da 0 a 1), mentre l’Agricoltura passa da sei a cinque decessi.

Dall’analisi territoriale emerge un incremento nel Nord-Ovest (da 16 a 17 casi), nel Nord-Est (da 6 a 10) e al Sud (da 6 a 7), un calo al Centro (da 12 a 8) e una stabilità nelle Isole (3 decessi in entrambi i periodi). Tra le regioni con i maggiori aumenti si segnalano la provincia autonoma di Bolzano (+4) e il Lazio (+3), mentre per i cali più evidenti la Puglia e la Toscana (-4 ciascuna).
L’aumento rilevato nel confronto tra gennaio 2023 e gennaio 2024 è legato solo alla componente femminile, i cui casi mortali denunciati sono passati da tre a cinque, mentre quella maschile è stabile con 40 decessi in entrambi i periodi.

In aumento le denunce dei lavoratori italiani (da 31 a 32) e comunitari (da 2 a 4), mentre diminuiscono quelle degli extracomunitari (da 10 a 9). Dall’analisi per classi di età emergono aumenti in particolare tra i 45-54enni (da 9 a 21 casi) e tra i 60-69enni (da 7 a 9) e diminuzioni tra gli under 35 (da 11 a 4) e tra i 55-59enni (da 11 a 7). – Fonte INAIL gennaio 2024.

Ecco un elenco delle principali morti sul lavoro prevalentemente per asfissia:
• 29 novembre 2016: tre operai morti e tre feriti, di cui uno gravissimo, è il bilancio dell’incidente avvenuto il 29 novembre 2016 all’interno della cisterna del traghetto Sansovino
• 9 settembre 2015: due operai muoiono in pozzetto della raffineria Priolo in Sicilia, presumibilmente per esalazioni di etilene
• 22 settembre 2014: muoiono in quattro per una nube di anidride solforosa, in un incidente chimico avvenuto in un’azienda di trattamento rifiuti in Polesine
• 28 luglio 2014: due uomini perdono la vita in un impianto di compostaggio di Aprilia
• 8 aprile 2014: Molfetta, in provincia di Bari, padre e figlio, dipendenti di una ditta di autospurgo di Bitonto, perdono la vita mentre puliscono una cisterna
• 11 settembre 2010: Capua, in provincia di Caserta, tre operai muoiono mentre sono impegnati all’interno di un’azienda di Afragola in un silos di fermentazione
• 25 agosto 2010: nelle campagne di San Ferdinando di Puglia muore un operaio per le esalazioni di gas
• 12 gennaio 2010: tra Sale e Tortona, in provincia di Alessandria, due operai, scesi in un deposito di un distributore in disuso, muoiono investiti da un flusso di gas.
• 15 giugno 2009: Riva Ligure, in provincia di Imperia, nel giugno 2009 due operai muoiono dopo essere caduti in una vasca di acque nere situata all’interno di un depuratore
• 26 maggio 2009: in Sardegna tre operai muoiono per asfissia, nello spazio di pochi minuti, l’uno per salvare l’altro in una cisterna negli impianti della raffineria Saras di Sarroch
• 11 giugno 2008: sei le persone morte a Mineo, in provincia di Catania, mentre pulivano una vasca del depuratore
• 3 marzo 2008: cinque persone muoiono a Molfetta per le esalazioni liberatesi durante la pulitura della cisterna di un camion
• 5 dicembre 2007: sette persone muoiono nell’incendio della linea 5 della Thyssenkrupp di Torino che si trasforma in un fiume di fuoco (da tg24.sky.it).

Nella mia attività professionale di Medico mi è capitato una volta di assistere una persona a rischio di asfissia: durante un turno di guardia medica venivo chiamato per soccorrere un uomo che, in una stanza era svenuto a terra mentre il materasso del letto su cui era distesa fino a poco prima bruciava senza fiamma ma con tantissimo fumo (probabilmente per una sigaretta). Nessuno dei soccorritori riusciva ad entrare per il gran fumo, anche se la persona giaceva a pochissimi metri dall’ingresso. Io pensai: «sono solo pochi metri trattengo il fiato e lo trascino fuori» e così tentai.

Sembra incredibile ma quando il fumo è così acre non riesci a trattenere il respiro nemmeno per pochi secondi, anche se fortunatamente con l’aiuto di altre due persone riuscimmo a recuperare l’infortunato, ma ci dovemmo tutti recare con lui accompagnandolo al Pronto Soccorso per un principio di asfissia.

Con questo episodio personale voglio solo dire che l’asfissia è particolarmente subdola per due motivi: 1. alcuni gas, come il monossido di carbonio, sono particolarmente insidiosi perché essendo inodori non ti accorgi di stare soffocando; 2. alcuni fumi sono talmente tossici ed irritanti che ti ustionano rapidamente le vie aeree ed hanno effetti locali e metabolici gravi anche a distanza di tempo.

Spesso negli infortuni riportati sopra c’è una mancanza di informazione e formazione sulla tossicità di gas e fumi: questo è probabilmente la causa più rilevante e l’azione degli organismi di controllo in campo di salute e sicurezza degli ambienti di lavoro dovrebbe essere indirizzata in tal senso.

In alcuni casi c’è anche una scarsa presa di coscienza del rischio, in parte sempre dovuta alla mancata informazione, e al desiderio di aiutare chi si trova in difficoltà: in molte delle morti plurime, come pare anche a Casteldaccia, la maggior parte delle persone muore per andare a soccorrere i compagni in difficoltà. Gesto altamente altruistico ma purtroppo inutile e ferale.

Oriano Mercante

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