La Vesta di Castelfidardo chiede misure di contrasto al caro energia

Il ceo Gabriele Sabbatini: “Difficilmente riusciremo a contenere i costi nonostante un portafoglio pieno di ordini. Si va verso la cassa integrazione”

Castelfidardo, 30 agosto 2022 – «L’impatto sociale che avrà questo caro energia colpirà i lavoratori più ancora che le aziende». All’incessante coro di imprenditori di tutti i settori che si sta alzando per chiedere misure che riducano il costo dell’energia, Gabriele Sabbatini, fondatore e ceo di Vesta azienda di Castelfidardo, 100 dipendenti, che lavora il plexiglass 100% italiano realizzando creazione di design, dalle lampade ai tavolini, agli espositori per grandi griffe della moda, fa un passo di lato per sottolineare contorni finora inesplorati delle numerose richieste di interventi avanzati nei confronti della politica.

Castelfidardo – Gabriele Sabbatini, fondatore e ceo di Vesta

«Spiace notare come agli appelli finora non siano seguiti fatti soprattutto perché – dice Gabriele Sabbatini – a mio avviso si stanno sottovalutando le conseguenze che ricadranno pesantemente sui lavoratori, sull’occupazione, sulle famiglie».

Secondo il manager dell’azienda fidardense che ha avuto tra i suoi clienti anche la Presidenza della Repubblica: «nel nostro settore, uno di quelli considerabile come energivoro, difficilmente potremo sostenere i costi pur avendo il portafoglio ordini già pieno per i prossimi mesi. Le conseguenze saranno inevitabilmente la cassa integrazione, con i dipendenti che saranno costretti a restare a casa, disoccupazione che aumenterà malessere sociale ed episodi di intolleranza».

Castelfidardo – L’azienda Vesta

Come può un’azienda sana e florida, accettare di dover ricorrere alla cassa integrazione? «L’imprenditore è abituato a navigare anche nella tempesta e a trovare soluzioni – spiega Sabbatini – Nel nostro caso durante la pandemia abbiamo ampliato la gamma dei prodotti cominciando a realizzare divisori in plexiglass da ufficio, pannelli autosospesi, schermi per operatori sanitari e per uso industriale, soluzioni per dispenser di guanti e gel antibatterici. Stavolta però non abbiamo soluzioni e presto dovremo arrenderci».

In una situazione emergenziale come quella vissuta in queste settimane dalle aziende, la politica deve sbrigarsi a trovare una quadra in tempi rapidissimi. Non servirà a nessuno chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati.

«Mi viene in mente una locuzione latina – conclude Sabbatini – “Cui Prodest?” A chi giova questa situazione? Siamo a un passo dal baratro e ci rimetterà l’intero sistema paese senza che gli imprenditori possano fare nulla per salvaguardare le proprie aziende, i propri dipendenti e collaboratori».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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