La fidardense Semar cresce e si espande anche in Liguria

Rilevato un polo produttivo in provincia di Savona che garantisce un futuro tutto italiano a 150 dipendenti

Castelfidardo, 3 giugno 2022 – La Semar s.r.l, azienda elettronica del comparto produttivo fidardense nata nel 1973 a servizio del settore musicale, continua inarrestabile la sua fase di espansione.

Recependo le continue sfide del mercato, è passata negli anni dalla primaria specializzazione nel settore dell’elettronica (trasformatori e moduli di alimentazione), fino alla realizzazione di evolute soluzioni integrate e piattaforme cloud, per rispondere alle nuove richieste del mercato globale.

Castelfidardo – Lo stabilimento Semar in Via Sardegna

Proprio in questa dinamica evolutiva, agli inizi di maggio ha rilevato a Bragno, frazione del Comune di Cairo Montenotte (Savona), l’impianto della multinazionale Schneider, dando così un futuro tutto italiano ai 150 dipendenti dello stabilimento ligure.

Nel nuovo polo produttivo, che si chiamerà Semar Electric, si continueranno a realizzare trasformatori di media tensione e componenti d’elettronica avanzata. In seguito, si punterà a creare due nuove linee di prodotti che necessiteranno di importanti investimenti per circa 6 milioni di euro.

«Sarà un gioco di squadra – assicura Giancarlo Palmieri, patron della Semar – tra il centro di ricerca e sviluppo di Castelfidardo ed il sito di Bragno. Progetteremo e realizzeremo insieme sia prodotti già sviluppati in quest’ultima struttura sia nuove idee, ma grazie alle soluzioni IoT saremo in grado di offrire altissimi standard qualitativi».

Con quest’ultima acquisizione avvenuta in Valbormida la Semar, gruppo che nonostante le sue dimensioni resta saldamente a conduzione familiare, conta all’attivo cinque società e quattro siti produttivi. Un vero colosso con oltre 500 dipendenti.

Michele Palmieri, amministratore unico di Semar s.r.l., fotografato nella stanza anecoica

Un salto reso possibile già nel 2000 grazie alla nuova politica di internazionalizzazione aziendale intrapresa dalla famiglia Palmieri, da sempre alla guida del gruppo Semar.

In quegli anni, una volta potenziato il centro di ricerca e sviluppo a Castelfidardo, si percepì l’importanza di doversi affacciare anche ai mercati asiatici. Si creò quindi a Shanghai la Semar Cina, polo tecnologico di livello assoluto in grado di far crescere qualitativamente l’intero gruppo. Seguì nel 2005 Semar Tunisia a Fouchana per dare risposte veloci ai tempi di consegna richiesti dai mercati.

Con l’arrivo oggi di Semar Electric, l’azienda marchigiana fa un ulteriore salto qualitativo rivolto sempre ai mercati internazionali. E sarà in grado di offrire soluzioni innovative indirizzate ai settori energetico, automotive, giocattolo, illuminazione, elettrodomestici, sicurezza domestica e domotica.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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