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Leggere per legittima difesa

Cinque libri da portarsi in spiaggia, se non altro per difendersi da una campagna elettorale che stavolta si preannuncia insolitamente balneare

Ancona, 27 luglio 2025 – In Italia, è risaputo, abbiamo la classe dirigente (e la borghesia, da cui spesso la classe dirigente proviene) più ignorante d’Europa. Esercizio sin troppo facile sarebbe andarsi ad ascoltare l’eloquio di qualche ministro quando sparla di acqua che fa male, di bresaola o addirittura di Gesù Cristo che moltiplica il vino (questi qui manco al catechismo sono andati…).

Se gli chiedete, a uno di questi dirigenti, che cosa legge vi risponderà immancabilmente che ama moltissimo la lettura, ma non ha il tempo materiale per potercisi dedicare. E infatti, quando poi parlano in pubblico ce ne rendiamo conto. Eccezion fatta, come al solito, per il presidente Sergio Mattarella (continuiamo a chiedere qui al Signore di preservarcelo), che però è notoriamente appassionato lettore di Balzac.

Ogni popolo ha la classe dirigente che si merita, verrebbe da pensare. Perché dovrebbero esser loro a darci il buon esempio, no? L’argomento è molto serio, checché se ne dica, visto che in Italia si leggono sempre meno libri (per non parlare poi dei quotidiani cartacei). Anche quest’anno, dopo il primo trimestre, si è rilevata un’ennesima flessione delle vendite del 4%. E, fatto questo gravissimo, ormai un italiano su tre può considerarsi analfabeta di ritorno: non in grado, cioè, di comprendere quel che legge o scrivere una frase di senso compiuto.

Ci sono, altresì, fenomeni nuovi come i tik toker dei libri, che ormai ci consigliano cosa leggere, oltreché in rete, persino dalle pagine di Robinson, l’inserto domenicale dedicato alla cultura che esce con la Repubblica. Per non parlare poi degli innumerevoli gruppi di lettura, che spuntano un po’ ovunque, dove un certo numero di persone sceglie, periodicamente, un titolo da leggere per poi dare vita a un confronto.

Un po’ quello che si faceva con i film e i conseguenti cineforum nei lontani anni ’70, volendo. Non bisogna avere atteggiamenti supponenti e sottovalutarli, questi elementi, ci mancherebbe. Fatto sta che, per curiosità, anche questa settimana abbiamo dato una sbirciata alla classifica dei 10 libri più venduti e il quadro non è poi così confortante. Provare per credere.

L’italiano è fondamentalmente un lettore gregario: legge i (comunque pochi) libri che gli altri (pochi) leggono. Bisognerebbe sforzarsi di capire perché, ma ci vorrebbe un trattato di sociologia. Sono lontani i tempi in cui Italo Calvino, nel suo famoso romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore, era il 1979, consigliava la frequentazione delle librerie per trovarci: «i Libri Che Da Tanto Tempo Hai In Programma Di Leggere, i Libri Che Da Anni Cercavi Senza Trovarli, i Libri Che Riguardano Qualcosa Di Cui Ti Occupi In Questo Momento, i Libri Che Vuoi Avere A Portata Di Mano In Ogni Evenienza, i Libri Che Potresti Mettere Da Parte Per Leggerli Magari Quest’Estate, i Libri Che Ti Mancano Per Affiancarli Ad Altri Libri Nel Tuo Scaffale, I Libri Che Ti Ispirano Una Curiosità Improvvisa, Frenetica E Non Chiaramente Giustificabile».

Sarà, come sostiene qualcuno, che i libri ormai le persone li comprano su Amazon e questo è un fatto: le statistiche parlano chiaro. E Amazon i libri, ormai da un po’, li pubblica pure. E quelli nelle classifiche non ci finiscono, perché rilevano solo il venduto nelle librerie fisiche. Non ci sarebbe da fasciarsi la testa, quindi, perché magari è proprio tra quegli autori, che nessuna graduatoria rileva, che si nascondono i classici del futuro, i nuovi Garcia Marquez e i nuovi Hemingway. Ma sarà davvero così?

Prendete, ad esempio, il caso editoriale più clamoroso in Italia da qualche anno in qua, Il mondo al contrario del generale, ora onorevole, Roberto Vannacci. Più di 400.000 copie vendute solo ed esclusivamente su Amazon (che del libro è anche editore), un numero quasi impensabile per un mercato editoriale come quello italiano, e tutto quello che poi ne è seguito, anche a livello mediatico (e addirittura politico). Saremo sintetici: becerume allo stato puro, almeno per noi.

Purché si legga…ce ne possiamo fare una ragione? No, non siamo affatto sicuri che sia così. Tutt’altro.

Valentino Bompiani scriveva a proposito del mestiere dell’editore: «I libri li scrive qualcuno, che non è lui. Li stampa, normalmente, un altro, che non è lui. Li vende un terzo, che non è lui. Di suo, di se stesso, l’editore ci mette l’amore. Questo sentimento accompagna l’editore nella sua giornata, lo guida nella scelta, lo distingue e lo sostiene. (…) dietro ogni libro c’è una somma di azioni, di pensieri, di inquietudini, di decisioni, di angustie, di speranze condivise con altri, giorno per giorno, ora per ora. (…) ritrovarli a un certo momento raccolti in un oggetto di pochi centimetri, tra le proprie mani, (…) ogni volta, illude e consola».

La funzione dell’editore è importantissima in questi tempi di disintermediazione in cui vagano notizie, informazioni, autoproduzioni di cui non si sa l’origine (pensiamo solo al ruolo dell’AI). L’editore, ma con lui anche il libraio, in definitiva ci mette la faccia, si assume una responsabilità e offre trasparenza.

Noi, saremo forse novecenteschi e tacciabili di misoneismo, prima di acquistare un libro amiamo ancora averlo tra le mani, sfogliarlo, magari fare quella che, in gergo, viene chiamata la prova del cucchiaio: aprire una pagina a caso e mettersi a leggere. No, non c’entrano niente quelle stronzate tipo il profumo della carta tanto caro al ministro della Cultura (la carta non profuma più da decenni, ormai) o altre amenità di quel genere. Semplicemente, pensiamo che un libro non lo si possa comprare sulla base di una scheda, scritta artatamente, che leggiamo in rete. Non c’è nessuno snobismo in questo, nessuno. Così è, punto. Non segue dibattito.

Continueremo a passare tutti i giorni in libreria, finché appunto ce ne sarà ancora una, con lo spirito che auspicava Italo Calvino, con buona pace dei futuri Garcia Marquez e Hemingway che, ahinoi, non avremo mai la fortuna di incontrare sulla nostra strada. Cercheremo di farcene una ragione…

Ma ormai è luglio inoltrato, quasi agosto e, così vorrebbe la vulgata, le persone in questo periodo hanno più tempo per leggere (chissà poi perché). Ecco allora profilarsi all’orizzonte i temibilissimi libri da leggere sotto l’ombrellone, se vi fate un giro su Google ne trovate a bizzeffe.

Noi, fedeli alla linea, anche quest’anno non vi risparmiamo i nostri consigli per le letture d’estate, quando (sembrerebbe) c’è più tempo per farlo. Nel 2024, per l’effimero piacere di fare inutile polemica, avevamo intitolato un nostro pezzo Contro i libri da ombrellone. Dieci libri imperdibili da NON portare in spiaggia.

Quest’anno, invece, il nostro consiglio è di portarli i libri in spiaggia, così vi ci potete trincerare dietro e, magari, vi risparmiate il comizietto di qualche aspirante politico che verrà a chiedervi il voto. Sì, perché il 28 settembre, qui nelle Marche, si rinnova il Consiglio Regionale e la campagna elettorale, i candidati, la faranno gioco forza nelle spiagge, forse addirittura in braghette e inguardabili infradito (fa molto caldo, bisogna portare pazienza). E poi, già che ci siete, potreste approfittare per fare, al politico di turno, la fatidica domanda: «E lei qual è l’ultimo libro che ha letto?». Ne vedrete e sentirete delle belle…

Eccoli, allora, cinque titoli, per una volta solo italiani, un po’ per tutti i gusti, da usarsi anche come legittima difesa dagli aspiranti consiglieri regionali.

Stenio Solinas è un grande giornalista che potete leggere sulle pagine de Il Giornale. Proprio in questi giorni la casa editrice Settecolori manda in libreria Supervagamondo. Viaggi e paesaggi, luoghi e incontri, miti e snobismi. Diario di bordo, mappatura di una geografia politica, intellettuale e sentimentale molto particolare fatta di nomi, luoghi e paesaggi. Questo libro è l’omaggio malinconico e, al contempo, commosso a un come eravamo che non tornerà più.

Claudio Piersanti è in assoluto uno dei più grandi scrittori italiani contemporanei. Per Feltrinelli Gramma è da poco uscito La finestra sul porto, il suo ultimo, bellissimo romanzo. Ambientato in una città di provincia che si affaccia sul mare, questo libro racconta di una passione amorosa: quella di Roberto, un non più giovane avvocato ormai disincantato, per Maria che però è anche la moglie del suo migliore amico, Piero. Amore, amicizia, tradimento, morte, cioè lo sfondo di ogni autentica letteratura, di questo scrive Piersanti. Con esattezza, misura e grandissima eleganza.

Per farsi beffe del caldo, un thriller ambientato in pieno inverno sulle Dolomiti della Val di Fassa. La curva dell’oblio, pubblicato da Guanda e scritto da Gian Andrea Cerone. Il commissario Mandelli e l’ispettore Casalegno, con la loro UACV (Unità di Analisi del Crimine Violento), si dividono stavolta tra Lambrate e le Torri del Vajolet (che campeggiano anche in copertina) per dare la caccia a due assassini seriali. Le indagini corrono parallele in un alternarsi mozzafiato tra Milano e Vigo di Fassa. Cerone, per chi ama il noir, è ormai una sicurezza.

La casa editrice Sellerio, per quest’estate, ha pensato bene di fare un regalo a tutti i tifosi di Jannik Sinner che ormai, si sa, sono milioni. Il bel romanzo di Angelo Carotenuto, La grammatica del bianco. Un’estate a Wimbledon, è ambientato proprio a Wimbledon nell’estate del 1980: l’anno della leggendaria finale tra Borg e McEnroe. A raccontarcela è Warren, un raccattapalle di 11 anni. Un libro che racconta l’adolescenza e la vita attraverso lo sport, e viceversa.

La benemerita casa editrice Playground pubblica o ripubblica, da ormai quindici anni, tutti i libri di Gilberto Severini, autore marchigiano, di Osimo, che ci ha lasciato proprio nei giorni scorsi. Da poco ha rimandato in libreria A cosa servono gli amori infelici, già uscito nel 2010, impreziosito da un’intervista all’autore di Massimo Raffaeli. Nonostante molta critica lo abbia relegato ai frusti cliché dell’autore schivo e sottovalutato, consapevole e appartato, cantore della provincia e via dicendo, Gilberto Severini è, molto più semplicemente, uno dei massimi scrittori italiani della sua generazione, quella del dopo guerra. Leggete di lui, oltre a questo libro che vi consigliamo, tutto quel che riuscirete a trovare, poi fateci sapere.

Ecco, facciamo sì che prima o poi la lettura diventi pratica quotidiana, non solamente agostana. Perché un uomo che legge ne vale due, anche questo diceva Valentino Bompiani, eppure oggi vorrebbero far crederci che invece ne vale mezzo.

E una preghiera: andate a scegliere i libri che più vi piacciono, indipendentemente dai nostri suggerimenti, in libreria, state sicuri che non ve ne pentirete. Su Amazon comprateci magari il condizionatore o un buon ventilatore, ché l’anticiclone africano neanche ci pensa a smettere di tormentarci.

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