21 Mar Giornata Mondiale della Poesia: il ricordo di Beppe Salvia, poeta della seconda metà del ‘900
In occasione del 21 marzo, celebriamo la figura di Beppe Salvia con una sua poesia e un omaggio alla sua opera
Ancona, 21 marzo 2025 – Il 21 marzo, primo giorno di primavera, si celebra la Giornata Mondiale della Poesia, istituita nel 1999 dall’Unesco. Noi, da parte nostra, la vogliamo celebrare con una poesia di Beppe Salvia (Potenza 1954 – Roma 1985), grande (e misconosciuto) poeta della seconda metà del ‘900, morto suicida il 6 aprile del 1985, quarant’anni fa esatti.

Beppe Salvia
«A scrivere ho imparato dagli amici,
ma senza di loro. Tu m’hai insegnato
a amare, ma senza di te. La vita
con il suo dolore m’insegna a vivere,
ma quasi senza vita, e a lavorare,
ma sempre senza lavoro. Allora,
allora ho imparato a piangere,
ma senza lacrime, a sognare, ma
non vedo in sogno che figure inumane.
Non ha più limite la mia pazienza.
Non ho pazienza più per niente, niente
più rimane della nostra fortuna.
Anche a odiare ho dovuto imparare
E dagli amici e da te e dalla vita intera».
(Beppe Salvia da Cuore, cieli celesti)
Uno dei poeti più autentici e geniali della sua generazione, che ha attraversato una stagione straordinaria e irripetibile, quella a cavallo tra i ’70 e gli ’80. Le riviste culturali, i festival di poesia, le gallerie d’arte: tutto vissuto come occasione di aggregazione e di condivisione. Un momento magico e una classe di poeti, scrittori e artisti di talento che animarono la scena culturale in quegli anni. Beppe Salvia era dedito unicamente alla poesia e ci ha lasciato un’opera di altissimo livello.
Per chi volesse conoscerlo di più in libreria si possono trovare, pur se con molte difficoltà, tre libri: Un solitario amore, edito da Fandango, I begli occhi del ladro, edizioni Il Ponte del Sale e Cuore di Interno Poesia. La casa editrice Fazi, invece, la scorsa settimana ha pubblicato Vita e morte di un poeta, di Nicola Bultrini, una biografia di Salvia dove viene raccontata la sua storia, la sua fulminea parabola, ma che è anche la testimonianza di un’epoca davvero unica e dei suoi protagonisti. Perché i suoi amici di allora, Claudio Damiani, Marco Lodoli, Arnaldo Colasanti, oggi li possiamo già considerare dei Maestri.











