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60 anni di Oscar Mondadori

I tascabili che rivoluzionarono l’editoria italiana e riempirono di libri le case della gente

Ancona, 10 maggio 2025 – Addio alle armi, il capolavoro di Ernest Hemingway, inaugurava 60 anni fa, era il 27 aprile del 1965, gli Oscar Mondadori, la collana di libri che ha letteralmente trasformato l’accesso alla letteratura in Italia.

Il romanzo del grande autore americano, Premio Nobel per la Letteratura nel 1954, usciva nella traduzione, forse non proprio impeccabile, di Fernanda Pivano e costava 350 lire, il prezzo ai tempi di 5 caffè al bar, più o meno, e corrispondente a circa 4 euro se rapportato all’oggi. Non solo, Addio alle armi arrivava sì in libreria, ma anche nelle edicole (c’erano le edicole, ancora), nelle cartolerie che molto spesso erano cartolibrerie (altri generi merceologici ormai estinti) e persino nelle tabaccherie.

«Gli Oscar, i libri-transistor che fanno biblioteca, presentano settimanalmente i capolavori della letteratura e le storie più avvincenti in edizione integrale supereconomica per il tempo libero. Gli Oscar sono i libri per gli italiani che lavorano: per gli operai, per i tecnici, per gli impiegati, per i funzionari, per i dirigenti, per i professionisti, per gli studenti, per la famiglia, per tutti i membri attivi della società. A casa, in tram, in autobus, in filobus, in metropolitana, in automobile, in taxi, in treno, in barca, in motoscafo, in transatlantico, in jet, in fabbrica, in ufficio, al bar, nei viaggi di lavoro, nei week-end, in crociera. Gli Oscar saranno sempre nella vostra tasca, a portata di mano». Recitava così il lancio pubblicitario, che a rileggerlo oggi fa anche un po’ sorridere.

Ernest Hemingway – Addio alle armi

A scriverlo, ai tempi, era stato però Vittorio Sereni, uno dei più grandi poeti del ‘900 e direttore letterario della Mondadori. Sua e di Alberto Mondadori, figlio del fondatore della casa editrice Arnoldo, era stata l’idea di questa nuova collana che rivoluzionava letteralmente l’editoria italiana. I libri-transistor, cioè accessibili a chiunque, proprio come la musica trasmessa dai transistor portatili in quegli anni ’60, anche perché con prezzi realmente adatti a tutte le tasche si poteva fruire di autentici capolavori della letteratura mondiale.

Addio alle armi, indimenticabile e indimenticato numero 1, uscì con una prima tiratura di 60.000 copie che andarono esaurite già il primo giorno. Subito dopo uscì con il numero 2 La ragazza di Bube di Carlo Cassola, che vendette 210.000 copie. Per il numero 3 fu la volta de La nausea di Jean Paul Sartre, 190.000 copie. L’Oscar Mondadori numero 4, poi, fu Un amore di Dino Buzzati che arrivò ben oltre le 400.00 copie. Numeri che a dichiararli oggi si potrebbe passare per pazzi o, quanto meno, per mitomani.

Ma a seguire, in ordine sparso, uscirono autori come Steinbeck, Lawrence, Greene, de Maupassant, Austen, Nabokov, Fitzgerald, ma anche Pratolini, Arpino, Pavese o Verga: questo a rendere già l’idea di un tempo che non solo non c’è più, ma che mai più tornerà (a titolo di curiosità, andatevi a vedere che libri tascabili sono usciti in queste ultime settimane). In meno di un anno furono pubblicati 66 Oscar per una tiratura complessiva di 12.000.000 (sì, avete letto bene, 12 milioni!) di copie. L’editore, Arnoldo Mondadori, sull’onda dell’entusiasmo, diffuse un bollettino aziendale con su scritto: «Questa è la dimostrazione che in Italia esiste una massa di lettori che va semplicemente raggiunta». E sì, parliamo proprio di un tempo che non c’è più.

Eppure, l’idea del libro tascabile non poteva certo dirsi una novità assoluta. Solo in Italia, per dire, c’era già stata la B.U.R. nata nel 1949 dagli antagonisti di Rizzoli, quei libretti grigi dalla grafica più che minimale che ancora adesso si trovano a bizzeffe nei banchetti di libri usati. Ma non era la B.U.R. il modello a cui avevano guardato Sereni e Mondadori, bensì l’inglese Penguin che era riuscita a portare la letteratura di qualità nei chioschi delle stazioni, nelle tabaccherie e persino nei primi supermercati al prezzo di 6 pence. Non per niente l’editore della Penguin, Allen Lane, venne poi insignito del titolo di Sir. Insomma, la ricetta era semplice: diffusione capillare e prezzo contenuto. E poi, bisogna sottolinearlo, quelle copertine vivaci e bellissime, disegnate da autentici artisti del genere come Mario Tempesti, Karel Thole o il grandissimo Ferenc Pinter.

A dirigere gli Oscar Mondadori, invece, sono stati negli anni autentici giganti dell’editoria italiana come Mario Spagnol, Gian Arturo Ferrari e, soprattutto, Ferruccio Parazzoli che, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, ridisegnò e rilanciò la collana, dividendola in 28 sezioni, al punto da poterla considerare una vera e propria casa editrice nella casa editrice e, per di più, la prima in Italia per fatturato (74.000.000.000) e copie vendute (1.750.000) (siamo nel 1990). Gli Oscar Mondadori, nel campionato di calcio 1984-85, furono addirittura lo sponsor che compariva nelle maglie del Milan allenato da Nils Liedholm.

Ancora oggi, comunque, pur se i dati di vendita non sono certo più gli stessi, gli Oscar rimangono sempre un’autentica corazzata, costretta a navigare, però, nelle acque agitate, se non tempestose, dell’editoria italiana di adesso.

Per festeggiare il sessantesimo compleanno, la casa editrice fa ritornare in libreria il leggendario Numero 1, Addio alle armi, ma nella nuova, splendida traduzione di Silvia Pareschi e impreziosito da un cofanetto che contiene informazioni e curiosità sulla nascita del libro. Ci sono anche fotografie e materiali d’archivio riguardanti l’autore, Ernest Hemingway, davvero imperdibili per tutti gli appassionati.

A breve poi, entro il mese di maggio, usciranno altri 9 Oscar sempre in cofanetto. I titoli sono di quelli che hanno dato particolare prestigio alla collana: Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie, Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez, Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino, Il signore delle mosche di William Golding, solo per citarne alcuni.

Ma i festeggiamenti dureranno da maggio a novembre, facendo tappa, tra gli altri, al Salone del libro di Torino, al Gabinetto Vieusseux di Firenze e infine al festival Bookcity di Milano dove il 15 novembre si concluderanno con una serata dal non casuale titolo La lunga notte degli Oscar.

Giuseppe Pontiggia, grande scrittore e convinto bibliofilo, sosteneva che se una casa è vuota di libri sarà vuota anche la testa di chi la abita. In questi periodi tristi di libri non solo modesti, ma anche brutti, sciatti e con confezioni editoriali volgari, sbagliate e per di più a caro prezzo, questo sessantesimo anniversario degli Oscar Mondadori sembra arrivare a proposito per ricordarci un tempo in cui i libri erano ancora importanti e riempivano le case degli italiani. E forse, a dar retta a Pontiggia, anche le loro teste.

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