Ancona – Avvocati penalisti pronti ad iniziative forti

Miranda, presidente Ordine Avvocati: “Decisi a far sentire le nostre ragioni”

Ancona, 30 ottobre 2019 – La decisione della Procura della Repubblica di Ancona di limitare l’apertura dello sportello dibattimentale ad appena due ore a settimana, ha suscitato la rivolta indignata degli avvocati che hanno convocato d’urgenza una seduta allargata della commissione del Consiglio dell’Ordine – Osservatorio Giustizia Penale e della Camera Penale di Ancona invitando alla presenza tutti i colleghi.

La riduzione degli orari di sportello, ha posto in evidenza il tema della gravissima carenza di organico. «A fronte delle 54 unità di personale previste dalla pianta organica, oggi vi sono 19 posti non coperti – ha detto Maurizio Miranda, Presidente dell’Ordine degli Avvocati – e questo non è più tollerabile perché crea disagio e ritardi nell’amministrazione della giustizia».

Ancona – Un momento della riunione promossa dall’Ordine degli Avvocati di Ancona

Il tema era stato posto anche all’attenzione dell’avv. Lucia Annibali, deputata e membro della Commissione Giustizia della Camera, che nei giorni scorsi aveva incontrato gli avvocati penalisti ad Ancona per fermare la riforma della giustizia varata dal precedente governo e che dovrebbe entrare in vigore dal prossimo 1 gennaio.

«Se nel merito la misura rischia di ledere il diritto alla difesa, nel metodo gli avvocati non hanno gradito di essere informati del provvedimento preso senza essere preliminarmente consultati» ha sottolineato Marina Magistrelli,  coordinatrice dell’Osservatorio Giustizia penale in seno al Consiglio dell’Ordine.

Ancona – da sx: Marina Magistrelli coordinatrice dell’Osservatorio Giustizia penale in seno al Consiglio dell’Ordine, e Maurizio Miranda presidente dell’Ordine degli Avvocati 

Per Ferdinando Piazzolla, presidente della Camera Penale: «è fondamentale ristabilire la dignità e la centralità della figura dell’avvocato che viene ormai costantemente mortificata, ed è per questo che dobbiamo essere proprio noi avvocati che, nel chiedere rispetto, dobbiamo prevedere azioni che ci consentano di ottenerlo».

Nel corso della riunione sono emerse varie ipotesi che riguardano sia iniziative eclatanti che sensibilizzino l’opinione pubblica sulle criticità di un tema, la giustizia, che riguarda la vita democratica, ma al contempo agire verso le più alte istituzioni, Governo e Parlamento.

«Siamo pronti a fare quanto necessario – ha concluso Miranda – e intendiamo andare in fondo alla questione forti di una rinnovata compattezza dell’intero comparto degli Avvocati e della convinzione di difendere ragioni sacrosante che non possono non essere ascoltate e soddisfatte in un paese civile».

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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