Progetto Osimo Futura boccia il Bilancio consolidato del Comune

Nell’ultima seduta del Consiglio comunale il capogruppo Achille Ginnetti ha votato contro per le perdite nell’esercizio 2019 della TPL e per i notevoli crediti della Asso

Osimo, 5 dicembre 2020 – Nell’ultima seduta del Consiglio comunale, Progetto Osimo Futura ha votato contro l’approvazione del Bilancio consolidato, che comprende i risultati di esercizio del Comune di Osimo e delle società partecipate.

Osimo – Consiglio comunale, i banchi della maggioranza (foto d’archivio)

«Ho votato contro innanzitutto perché la TPL, società che gestisce il trasporto pubblico locale, nel 2019 ha chiuso con una perdita di oltre 50 mila euro, dimezzando il capitale sociale – spiega Achille Ginnetti, capogruppo di POF – Ci è stato detto che ciò è frutto di un investimento per il cofinanziamento di un nuovo autobus. Esempio davvero poco edificante per un’Amministrazione che non si è curata nemmeno di salvaguardare il patrimonio della società».

Per quanto riguarda l’azienda speciale Asso, invece, «ho fatto rilevare il significativo importo dei crediti da esigere nei confronti di clienti e utenti che rappresenta più del 20% dell’ammontare delle prestazioni erogate nel 2019. L’occasione è servita per chiedere più chiarezza e trasparenza nella gestione delle società partecipate dal Comune».

Achille Ginnetti di Progetto Osimo Futura

Nel suo intervento, inoltre, Ginnetti ha richiesto con determinazione che in Consiglio comunale, quando si discutono i bilanci delle società partecipate, siano sempre presenti i rappresentati legali e gli amministratori delle stesse.

«Le linee di indirizzo progettuali delle partecipate devono essere presentate ai Consiglieri comunali in modo che tutto avvenga alla luce del sole e il Consiglio comunale possa svolgere pienamente il ruolo di controllo che gli compete – ha concluso Ginnetti – Una volta per tutte deve essere chiaro che le società partecipate non sono di competenza esclusiva del Sindaco e dell’Amministrazione, ma sono un patrimonio di tutta la comunità».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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