Il Banco Marchigiano scrive al Premier Conte e a Bankitalia

Bindelli e Palombini: “Via i vincoli regolamentari e di vigilanza che imbrigliano le Bcc”. Una missiva di idee concrete per agevolare l’immissione di liquidità a favore dei piccoli imprenditori

Civitanova Marche, 5 maggio 2020 – “Dobbiamo fare di tutto per agevolare il trasferimento di liquidità alle PMI ed alle micro imprese. Per questo è fondamentale liberare le Bcc dalle briglie che impediscono loro di sostenere l’economia del territorio con tempismo, in questa fase così difficile a causa della pandemia”.

È questo il cuore della lettera che nei giorni scorsi il Banco Marchigiano ha inviato al Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte e al Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Una missiva densa non solo di appassionati auspici ma, soprattutto, di concrete idee per come agevolare il più possibile un’accelerazione dell’intervento di immissione di liquidità a favore dei piccoli imprenditori.

Da sx: Marco Bindelli, Marco Moreschi e Sandro Palombini, rispettivamente vice presidente, direttore generale e presidente del Banco Marchigiano 

Il vero collo di bottiglia in cui la liquidità stanziata dallo Stato si blocca e non arriva ai conti correnti degli imprenditori – dice Marco Bindelli, vice presidente del Banco Marchigiano-Credito Cooperativo e consigliere delegato ai rapporti con il credito cooperativo e le Capogruppo – sono quei vincoli normativi, regolamentari e di vigilanza, cui sono sottoposte mega banche come Deutsche Bank, Société Generale, BBVA o Unicredit e alle quali, dalla costituzione dei Gruppi bancari cooperativi (Gbc), anche le Bcc sono sottoposte, mettendole nella condizione di non riuscire a fare al meglio quello che è il cuore della nostra vocazione, ovvero supportare tempestivamente le realtà economiche piccole e piccolissime del territorio”.

Bindelli, esperto in materia, nella lettera a firma congiunta con il Presidente del Banco, Sandro Palombini, scende poi in alcuni dettagli fondamentali per capire quali sono le proposte nel concreto del Banco Marchigiano: “Volendo schematizzare gli interventi normativi che si ritiene necessari per le Bcc, con ovvie implicazioni favorevoli alle PMI e alle micro-imprese (danneggiate dalla crisi indotta dal Coronavirus), si segnalano alcune modifiche al Tub la cui realizzazione non richiede stanziamenti nel bilancio dello Stato. Ci si riferisce in particolare a: eliminare l’obbligo di redazione del bilancio consolidato disciplinato dall’Ifrs10, consentendo alle Bcc di ritornare nell’alveo delle banche “less significant”, oppure, in alternativa, consentire alle Bcc di affrancarsi dai Gbc di appartenenza e contestualmente aderire a sistemi di tutela istituzionali analoghi a quelli già previsti per le banche cooperative dell’Alto Adige.

Con questi semplici interventi normativi – continuano i due esponenti del Banco Marchigiano – auspicati da molte Bcc, le medesime potrebbero assolvere al meglio la propria funzione di banche del territorio ed intensificare gli sforzi per favorire la rapida attuazione delle misure comprese nei recenti decreti legge contenenti misure per contrastare gli effetti economico-finanziari del Covid-19”.

 

redazionale

© riproduzione riservata


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Ancona e i perseguitati politici antifascisti

Ricostituita nelle Marche l’ANPPIA memoria storica con presidente Gianluca Quacquarini


Camerano, 26 gennaio 2023 – Arriva una nota in redazione a firma Gianluca Quacquarini consigliere comunale dorico in orbita Articolo Uno, già iscritto al M5 stelle e ancora prima nel PD: “Ricostituita ad Ancona l’ANPPIA, Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti, ed io sono stato eletto presidente di questa ricostituita federazione”.

Lì per lì, ignorando del tutto l’esistenza di questa Associazione, sono stato assalito dallo sgomento. Ma come, nel 2023 stiamo ancora a parlare di perseguitati politici antifascisti? In oltre vent’anni di mestiere, dal 2000 ad oggi, non ne ho mai incontrato uno. A cosa diavolo serve ricostituire una simile associazione? E ancora, a cosa diavolo serve essere degli anti qualcosa se quel qualcosa è finito nel 1946?

Gianluca Quacquarini

Mio nonno poteva essere un antifascista, dal momento che fu mandato al fronte nella Prima Guerra Mondiale (1915-1918) come un ‘ragazzo del ‘99” (nati nel 1899). E dunque testimone adulto dell’era fascista (1919-1943). Mio padre poteva essere un antifascista, dal momento che vide la luce nel 1928, alla caduta del regime di Mussolini aveva 15 anni e dunque sapeva cosa significasse esserlo. Un pensiero reso concreto dal fatto che per tutta la vita mio padre tenne nel cassetto del comodino in camera da letto la tessera del PCI, anche quando il PCI non esisteva più.

Loro sì, ma io? E con me tutti quelli della mia età o più giovani come appunto Quacquarini… Per me e per loro che senso ha, oggi, parlare di perseguitati politici antifascisti? Nessuno, ma rispondo solo per me. Per il semplice motivo che sono cresciuto in un’epoca in cui questi perseguitati semplicemente non esistevano. Appartenevano ad un passato per me remoto. Occhio però a giudicare, perché da quando ho iniziato a capire la storia ho sempre condannato il regime di Mussolini, e conosciuto a fondo la storia dei perseguitati politici antifascisti, da Sandro Pertini in testa e soci illustri, suoi compagni di lotta.

Così, sempre per capire, ho fatto qualche ricerca e finalmente ho capito. L’ANPPIA, che ha sede a Roma sin dal 1946, ha uno Statuto, un Comitato esecutivo con tanto di Revisori dei conti e un Collegio dei Probiviri; edita un giornale bimestrale: L’antifascista, fondato guarda tu proprio da Sandro Pertini, e ha sempre dedicato molta parte delle sue energie alla ricerca e diffusione della conoscenza della storia dell’Antifascismo e dei suoi protagonisti, attraverso pubblicazioni, convegni, mostre, attività nelle scuole e molto altro.

Quel che vale per la Shoah, dunque, vale anche per l’ANPPIA: la memoria storica è importante, mai dimenticare quei perseguitati dal fascismo che hanno fatto la galera e subìto l’esilio – in alcuni casi pagando con la propria vita – per costruire l’Italia democratica, liberale e repubblicana di oggi.

Dunque, il senso di questa ricostituzione sta tutto qui: ricordare la storia per non dimenticare, un monito affinché non si ripetano più certe storture del passato, assolutiste e sanguinarie. Del passato, però! Perché oggi proprio grazie a quegli eroi certe reminiscenze sono state cancellate, non ci appartengono più. E certi gruppetti nostalgici lasciano il tempo che trovano e non vale neppure la pena citarli.  Meglio così, per un attimo avevo pensato che mi fosse sfuggito qualcosa!

© riproduzione riservata


link dell'articolo