GdF: Cerimonia consegna “Medaglie Mauriziane” al merito

Per i dieci lustri di carriera militare. L'elenco dei premiati

Ancona – Presso la Caserma “Paolini”, sede del Comando Regionale Marche della Guardia di Finanza, si è svolta la cerimonia solenne per la consegna delle “Medaglie Mauriziane” al merito di dieci lustri di carriera militare a 24 Fiamme Gialle, tra Ufficiali, Ispettori e Sovrintendenti in servizio nel Corpo ed in congedo.

Ancona – Il Comandante Regionale Marche, Generale di Brigata Gianfranco Carozza

Le decorazioni sono state consegnate dal Comandante Regionale Marche, Gen. B. Gianfranco Carozza, alla presenza dei Comandanti Provinciali di Ancona, Ascoli Piceno, Macerata e Pesaro, di una rappresentanza dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia e dell’Associazione Nazionale “Nastro Verde”.

La Medaglia Mauriziana fu istituita da Carlo Alberto di Savoia nel 1839 per dimostrare il suo affetto e la riconoscenza della Patria nei confronti degli Ufficiali che “fossero rimasti sotto le bandiere per la durata di dieci lustri“, periodo che oggi si ottiene sommando gli anni di servizio a quelli di Comando.

Dopo l’avvento della Repubblica, l’onorificenza, d’oro, è stata estesa anche ai Sottufficiali e viene oggi concessa dal Capo dello Stato quale riconoscimento per aver tenuto, nei cinquant’anni di servizio militare, un comportamento “altamente meritevole”.

Ancona – Foto ricordo del personale decorato con la Medaglia Mauriziana

ELENCO DEL PERSONALE DECORATO

Personale in servizio:

Col. t.ISSMI Edmondo FRUMENTO

Col. Giuseppe TONDI

Ten. Col. Michele TEMPESTA

Ten. Col. Mauro Bernardino CRESCENZI

Ten. Col. Salvatore TARANTINI

Ten. Col. Claudio DI LUCA

Ten. Col. Carlo Maria ALEMANNO

Ten. Col. Pietro SPANO’

Ten. Col. Vincenzo TARTAGLIA

Lgt. m. Antonio BOTTALICO

Lgt. Alfredo CAMARRONE

Lgt. m. Mauro CIERI

Lgt. m. Michelangelo CIOCE

Lgt. Luciano GIACO’

Lgt. m. Fausto VENTURI

Lgt. Nunzio ZITO

M.C. m. Raffaele LOIACONO

Personale in congedo:

Ten. Col. Raffaele FILIPPINI

Lgt. Cosimo Massimo CAPACCHIONE

Lgt. Domenico DE ANGELIS

Lgt. Piergiorgio FARINASSO

Lgt. Antonio Mosè SALVIGNI

Brig.C. m. Giuseppe CAPUTO

Brig.C. m Francesco STEFANELLI

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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