Civitanova M. – Votato il bilancio del primo anno del Banco

Il dg Moreschi: "Dopo gli importanti risultati del 2019 continua il trend positivo, nonostante tutto, anche nel primo semestre 2020". Il Banco Marchigiano ha filiali a Loreto, Castelfidardo e Osimo

Civitanova Marche, 22 luglio 2020 – L’Assemblea dei Soci del Banco Marchigiano ha approvato e deliberato il bilancio 2019. L’appuntamento, che si è tenuto al teatro Rossini di Civitanova nel rispetto delle norme anti Covid, ha sancito con una delibera all’unanimità il primo anno pieno di attività del Banco Marchigiano, dopo la sua nascita nel dicembre del 2018.

Un bilancio che vede il direttore generale Marco Moreschi soddisfatto per il lavoro e i risultati finora conseguiti e focalizzato sugli obiettivi: «Il 2019, segnato da un utile netto di 8,2 mln e dalla crescita armonica di tutte le componenti patrimoniali tra cui spiccano la raccolta gestita a + 40% e gli impieghi ad un +2%, conferma la positività delle scelte fatte – ha detto il DG – Un trend positivo che prosegue anche nel primo semestre di quest’anno, nonostante il lock down e tutto ciò che ne è conseguito».

Civitanova Marche – I vertici del Banco Marchigiano, da sx: Marco Moreschi, Sandro Palombini, Bindelli e Stefano Torresi

«Stiamo diventando – ha proseguito Moreschi – un punto di riferimento per il sistema Marche e ne abbiamo oggi tutte le caratteristiche; il livello di patrimonializzazione, la capacità di produrre reddito e la fortissima contrazione dei livelli di esposizione. Quello votato dai Soci è per il Banco il miglior bilancio di sempre, con dati da primi della classe».   

Il presidente Sandro Palombini si è detto concentrato sul periodo: «molto delicato e difficile per il nostro tessuto economico-produttivo-sociale. Come Banca del territorio ci sentiamo pienamente investiti del ruolo di partner dei marchigiani che, in questa difficile fase più che mai, vuol dire supportare piccole e piccolissime imprese, artigiani e famiglie».

I principali dati della semestrale appena deliberata:

  • totale raccolta + 3.5% con il gestito che segna un incremento del 14%;
  • forte sviluppo degli impieghi a sostegno del territorio con una crescita superiore al 4%;
  • estremamente positivo anche il quadro economico con il margine d’interesse in incremento dell’1% e il margine da servizi dell’8%.
  • Spese amministrative ancora in contrazione del 13%. Definite due ulteriori operazioni di derisking, cessione npl’s, che proiettano l’npl ratio al 6.6% lordo e sotto il 3% netto mantentendo un livello di copertura media del credito anomalo superiore al 52%;
  • utile di 2,4 mln di euro dopo avere effettuato accantonamenti straordinari relativi al contesto economico per altri 3 mln di euro.

Elezione Presidente e componenti il Collegio Sindacale

Nel corso dell’Assemblea sono stati eletti il Presidente e i componenti il Collegio Sindacale. Di seguito i nomi: Stefano Torresi (Presidente), Ciro Pagano (Sindaco), Giampietro Verdini (Sindaco), Enzo Rossini e Valter Ercoli (Sindaci supplenti).

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Viviamo il tempo del “minimo sindacale”

Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!


Camerano, 30 luglio 2022 – Il salario minimo sindacale è quella retribuzione fissata per contratto sotto la quale non è possibile andare. A seconda dei punti di vista, una garanzia per il lavoratore che sa di poter contare almeno su quel minimo di stipendio; una scocciatura per il datore di lavoro che sa, pur avendone l’intenzione, che sotto quella soglia minima non può pagare le prestazioni dei suoi dipendenti.

Da qui nasce, per osmosi, nel mondo del lavoro così come in quello della cultura del sociale o della politica, il detto: “fare il minimo sindacale”. Cioè, adoperarsi per introdurre fatica, idee, azioni, decisioni, al minimo delle proprie possibilità o capacità, giusto quel poco necessario a giustificare la propria presenza, il proprio impegno o il proprio ruolo. “Tira a campà”, direbbe Enzo Jannacci.

Ecco, tirare a campare, senza sforzarsi minimamente per fare di più e dare il meglio di sé, rende l’idea dei tempi che stiamo vivendo. In generale, la società del terzo millennio sta tirando a campà. Offre, di sé, il minimo sindacale grazie al quale poter giustificare la propria esistenza. Questo non significa che non ci sia nessuno capace di dare il meglio di sé: qualche imprenditore che si fa un mazzo così e anche di più per provare ad affermarsi; i tanti lavoratori che si fanno lo stesso mazzo per provare con dignità a portare la famiglia a fine mese sono tantissimi.

Concettualmente, però, la sensazione è che i furbetti del minimo sindacale siano piuttosto diffusi. A livello culturale, ad esempio, il decadimento è impressionante. Sono sempre meno quelli che leggono libri, vanno a teatro o al cinema, ascoltano musica classica. I musei vengono visitati in massa ma solo quando l’ingresso è gratuito. Però i concerti in spiaggia di Jovanotti sono sold out. E, a proposito di musica, la qualità della produzione musicale dell’ultimo decennio e forse più è davvero scadente (non lo dico io ma gli specialisti del settore). Non si scrivono più canzoni capaci d’emozionare, tanto che gli autori sono stati invitati ad impegnarsi “oltre il minimo sindacale”.

In politica poi, c’è il peggio del peggio, sia a livello locale sia a livello nazionale. Amministratori, Onorevoli e Senatori, gente che ha scelto di governare un Comune, una Provincia, una Regione, una Nazione, anziché muoversi per far progredire e migliorare lo status quo si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Tirano a campà solo per garantirsi la poltrona e, così facendo, anziché migliorarlo lo status quo spesso lo peggiorano. Trovare alibi per loro, in questi ultimi anni, è stato facilissimo: la perdita di potere dei partiti, la mancata crescita economica, la pandemia, l’inflazione galoppante, la guerra in Ucraina, il vaiolo delle scimmie… Ma gli alibi servono a giustificare le sconfitte.

Dopo i tanti governi tecnici, a settembre il popolo tornerà alle urne per eleggere i propri rappresentanti politici i quali, lancia in resta, hanno già iniziato a sciorinare programmi e promesse a tutto spiano. Programmi e promesse che, come succede da circa settant’anni, verranno puntualmente disattesi. I nuovi eletti attueranno, come sempre, il “minimo sindacale” necessario a non essere mandati a casa anzitempo.

Succederà ancora e la colpa sarà mia. Perché continuo a permettere che tutto ciò accada senza far nulla per evitarlo. Perché io, italiano, sono fatto così: purché non mi si rompano le scatole, mi si garantisca l’assistenza sanitaria e la pensione, e mi si faccia pagare poche tasse, sono disposto a fare l’italiano al “minimo sindacale”. Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!

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