Bcc di Civitanova: fusione e cambio di nome e logo

A gennaio 2019 la Banca suggellerà le proprie ambizioni di sviluppo e di crescita. Cambieranno nome e logo, le provincie coperte saranno 4, gli sportelli 24, i Soci 10 mila. Ed entrerà a far parte del Gruppo nazionale guidato da Cassa Centrale Banca. Passaggio nevralgico l’Assemblea straordinaria dei Soci del prossimo 11 novembre

Civitanova, 4 ottobre 2018 – Fusione con la Bcc pesarese di Suasa; aperture in nuovi territori; ingresso nella holding nazionale guidata da Cassa Centrale Banca; nuovo nome e logo. Quello che attende la BCC di Civitanova e Montecosaro è un autunno davvero entusiasmante.

«Ci apprestiamo a diventare una Banca regionale di sistema – dice il direttore generale Marco Moreschi una sfida epocale per questa Banca che affrontiamo davvero pronti e con grandissime motivazioni».

Civitanova M. – I vertici della Bcc di Civitanova e Montecosaro: da sx, l’Ad Bindelli, il Dg Moreschi e il Presidente Palombini

Il nuovo nome, logo e veste grafica verranno ufficialmente presentati nel corso dell’Assemblea straordinaria dei Soci dell’11 novembre. «Un passaggio necessario ed utile – continua il Dg riferendosi al cambio di nome e logo – perché con le aperture a Castelfidardo, Osimo e Loreto e con l’attività che avvieremo nel pesarese usciremo dai confini territoriali storici e acquisiremo a tutti gli effetti quella dimensione regionale che è giusto che si rispecchi anche nella ragione sociale».

Da gennaio, inoltre, entrerà in vigore il nuovo assetto con l’aggregazione di Bcc di Suasa (Istituto di credito cooperativo con sede a San Michele al Fiume, provincia di Pesaro Urbino). Anche questa storica aggregazione sarà oggetto dell’Assemblea di novembre.

Per la Banca significherà arrivare ad avere 24 filiali (dalle attuali 16) distribuite in 4 provincie; i dipendenti arriveranno ad essere 160, mentre i Soci dai 5 mila attuali a circa 10 mila. Anche i dati aggregati economici e patrimoniali vedranno mostrare i muscoli nel perimetro Marche la nuova Banca che si costituirà, con circa 2 miliardi di euro di montante per oltre un miliardo di euro di mezzi amministrati.

Infine, sempre da gennaio, l’attuale Bcc di Civitanova entrerà a far parte, così come previsto dalla riforma del Credito Cooperativo, di un grande Gruppo Nazionale che farà capo alla trentina Cassa Centrale Banca.

il team di lavoro delle nuove Filiali anconetane con il Dg Moreschi, il Presidente Palombini, l’Ad Bindelli ed altri esponenti del Cda della Banca

Intanto, nei giorni scorsi si è chiuso il ciclo di inaugurazioni – che ha segnato lo storico sbarco nell’anconetano per la Bcc di Civitanova – delle tre nuove filiali: la sede distaccata di Castelfidardo in Via Perosi, lo sportello di Osimo in Via Vittorio Bachelet 13 a Campocavallo e quello di Loreto in Via Donato Bramante 41; partite subito molto bene con circa 500 nuovi conti correnti attivati e con circa 20 milioni di euro di masse gestite.

Tutti del territorio, così come tradizione della Bcc civitanovese, i collaboratori delle tre nuove Filiali: per Castelfidardo Maurizio Foglia titolare di filiale, Mauro Conocchioli, Michele Colombati, Rossana Ginevri ed Elisa Fiordomo; per Loreto Stefano Santoro titolare della filiale, Luca Ballini, Angela Galassi e Marco Cannuccia; per Osimo Alberto Leonardi titolare della filiale, Alessandro Mengarelli e Loris Giuliodori.

I risultati patrimoniali al 30 giugno della Banca, registrano un rapporto tra impieghi e raccolta pari al 70%. Quelli economici vedono l’utile dell’operatività corrente al lordo delle imposte pari a 3,4 milioni di euro, mentre l’utile netto si attesta a 2,8 milioni di euro.

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Femminicidio e violenza di genere

104 le vittime in Italia nel 2022. Quattro nelle Marche


Camerano, 2 dicembre 2022 – “Il Rapporto annuale sulla violenza di genere rappresenta uno strumento necessario dal quale partire per affrontare un fenomeno sempre più complesso. I numeri sono il primo strumento per comprendere la portata di un fenomeno che, purtroppo, non accenna a rallentare”. Lo ha detto il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli sottolineando la valenza del Report annuale sulla violenza di genere nelle Marche per il 2021

Sono 104 le vittime in Italia nel 2022. Numeri spaventosi di vite spezzate, che coinvolgono anche il presente e il futuro di centinaia di minori. In due anni, si contano infatti 169 orfani per femminicidio, un terzo dei quali rimasto orfano anche del padre“, ha evidenziato Acquaroli.

(foto: Ikon Images / AGF – Copyright: Gary Waters)

Un fenomeno, quello della violenza di genere, che non accenna a rallentare e che si manifesta sotto moltissime forme, di cui l’omicidio resta la più ingiustificabile e orrenda punta dell’iceberg: violenza fisica, violenza psicologica, violenza sessuale, violenza economica, molestie e stalking, revenge porn, fino ad arrivare alle violenze legate a tratta e sfruttamento, stupro di guerra, mutilazioni.

Nel 2021, nelle Marche, si sono rivolte ai Centri Anti-Violenza 663 utenti (il 91% delle quali risulta essere un nuovo accesso). Ben 180 in più dell’anno precedente. Nel 2020 erano 483. Nel 2019 erano 471. Sono quattro le vittime che nelle Marche hanno perso efferatamente la vita nel corso del 2022.

Al di là dei numeri, comunque e sempre inaccettabili, che registrano un malessere in certi maschietti fatto di mancanza di rispetto, incapacità nell’accettare i ruoli, limiti culturali profondi e, in qualche caso, addirittura disprezzo per l’altro, sul fronte dei femminicidi resta ancora parecchia strada da percorrere: da parte delle istituzioni, delle forze dell’ordine, delle associazioni di categoria, della scuola.

Non è semplice, e non è detto che si arrivi davvero ad eliminare il problema. Troppo diffuso il fenomeno, troppo complicati certi rapporti interpersonali, troppo poche le forze dell’ordine messe in campo per affrontarlo. Questo però non significa che non si debba fare di tutto e di più per limitarlo quanto più possibile.

Ai maschietti, a certi maschietti, dico che se ne devono fare una ragione: una donna, la tua donna, non è una tua proprietà. Non puoi essere tu a scegliere – a pretendere – quel che deve fare, quello che può dire, come si deve vestire, chi frequentare, come vivere. Ma, peggio ancora, non puoi pretendere – pena l’eliminazione – che debba amare sempre e solo te. Tu maschietto, devi sapertelo guadagnare il rispetto e l’amore di una donna (vale per entrambi), e c’è un solo modo a tua disposizione per non riuscirci mai e fallire: dare per scontato che tu sei Dio. Mentre, in realtà, sei solo un piccolo uomo incapace di relazionarti con le sconfitte che la vita ti pone di fronte continuamente.

Chiudo con le parole pronunciate a Fano il 25 novembre scorso da Ignazio La Russa, attuale presidente del Senato: “Per arginare questo fenomeno serve un atto culturale. La società veramente pretende che il rispetto di una donna non abbia eccezioni. Un reato commesso nei confronti di una donna, perché ella è una donna, è un abominio nel senso vero del termine. Non bisogna offrire alibi, non bisogna mai offrire vie di fuga. Quando si uccide una donna, bisogna dire è stata uccisa senza ragione una donna, cominciamo a dire questo e avremo fatto un passo avanti”.

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