Aggregazione tra Banco Marchigiano e la Banca del Gran Sasso d’Italia

Firmato il protocollo d’intesa. La nuova banca interregionale nascerà nell’autunno 2021 con 28 filiali, quasi 12 mila soci, sei Province coperte e 106 Comuni serviti

Civitanova Marche, 23 dicembre 2020 – Storica firma a Civitanova, dove il Banco Marchigiano e la Banca del Gran Sasso d’Italia BCC hanno siglato il protocollo d’intesa con il quale si dà il semaforo verde all’aggregazione tra i due istituti di credito, marchigiano e abruzzese. Nascerà una nuova Banca Interregionale.

Presso il quartier generale dell’Istituto marchigiano, in Viale Matteotti, la storica intesa è stata sancita dal presidente del Banco Sandro Palombini, dal suo direttore generale Marco Moreschi e dal vicepresidente del Banco Marco Bindelli, e dai rispettivi omologhi abruzzesi: il presidente Giulio Cesare Sottanelli (già deputato della Repubblica), il vicepresidente Gabriele Di Simone e il suo direttore generale f.f. Maria Concetta Di Saverio.

Civitanova Marche – I vertici del Banco Marchigiano e della Banca del Gran Sasso d’Italia alla firma del protocollo d’intesa che sancisce l’aggregazione fra i due Istituti bancari

L’articolato percorso che inizierà fin da subito procederà in base ad un serrato cronoprogramma che vedrà la nascita ufficiale del nuovo Istituto di Credito, frutto della fusione, per il primo ottobre del 2021.

«Per la prima volta ci apriamo ad un’area extraregionale – dice il presidente del Banco, Sandro Palombiniaccettando con entusiasmo la sfida di misurarci con nuovi territori, nuovi fabbisogni e nuove attività da sviluppare. Un ulteriore step di crescita per la nostra Banca che sempre più intende porsi come punto di riferimento, ora con un orizzonte non più solamente regionale ma interregionale. E, in questo step di crescita, abbiamo deciso di unire le forze con una Banca, piccola ma virtuosa, come la Banca del Gran Sasso d’Italia».

Sulla stessa linea il presidente della Banca del Gran Sasso d’Italia, Giulio Cesare Sottanelli. «È stata una giornata storica per i due Istituti di Credito e per il territorio – ha detto Sottanelli – abbiamo fatto il primo passo importante di un lungo cammino, per una Banca interregionale che ci vedrà protagonisti nel mondo del Credito Cooperativo nei due rispettivi territori regionali. Tutto questo porterà benefici ai soci, al territorio, ai clienti e ai dipendenti».

Archiviata la sottoscrizione del protocollo d’intesa tra i due Istituti di Credito, ora la palla passerà alla progettazione e redazione del piano industriale di fusione tra le due Banche poi ci sarà il passaggio ufficiale con i due Consigli di Amministrazione previsti per i primi di marzo. Seguiranno vari passaggi autorizzativi da parte dell’Autorità di Vigilanza Europea, la BCE con l’ausilio della Capogruppo per poi arrivare al cruciale passaggio delle assemblee straordinarie dei Soci delle due Banche che si terranno a cavallo tra fine luglio e inizio agosto.

La stipula dell’atto di fusione avverrà a fine settembre per poi procedere allo start ufficiale, come detto, il 1 ottobre 2021. Il tutto avverrà ovviamente sotto l’egida della Capogruppo di cui fanno parte entrambe le Banche, ovvero Cassa Centrale Banca S.p.A.

La nuova Banca avrà un totale di 11.400 soci, frutto dei 9.000 del Banco e dei 2.400 della Banca abruzzese; le filiali saranno 28 (25 Banco e 3 Banca del Gran Sasso d’Italia BCC), i dipendenti saranno 188 (171 quelli marchigiani e 17 i colleghi provenienti dall’Istituto limitrofo; il patrimonio complessivo sarà di 71 milioni (66 Banco, 5 Gran Sasso), mentre l’attivo patrimoniale sarà di oltre un miliardo e 100 milioni, frutto dell’oltre un miliardo del Banco e dei 64 milioni dell’Istituto abruzzese.

Alle 25 filiali del Banco Marchigiano, articolate tra le provincie di Pesaro, Ancona, Macerata e Fermo, si aggiungeranno pertanto le filiali dell’Istituto abruzzese di Pineto e Montorio al Vomano, provincia di Teramo, e quella de L’Aquila.

Ancora per quel che concerne la copertura territoriale, la nuova Banca farà registrare fin da subito numeri importanti nel mondo delle Bcc italiane per il numero di Province coperte (ben 6: Pesaro, Ancona, Macerata, Fermo, Teramo, L’Aquila) e di Comuni serviti per competenza (106, di cui 32 della Banca del Gran Sasso d’Italia Bcc e 74 del Banco Marchigiano).

La Banca del Gran Sasso d’Italia

è stata l’ultima Banca di Credito Cooperativa autorizzata in Italia, nata ufficialmente nel gennaio del 2015 con l’allora denominazione di Banca del Vomano poi diventata Banca del Gran Sasso d’Italia nel maggio del 2017 a seguito dell’incorporazione del Comitato promotore della costituenda Banca de L’Aquila. Nel 2019 ha raggiunto il break even point, con una gestione molto virtuosa. Nel 2018 l’adesione alla Capogruppo Cassa Centrale Banca SpA.

Il Banco Marchigiano-Credito Cooperativo

affonda le sue radici in due Istituti di credito marchigiani dalla storia ultradecennale e profondamente radicati nei rispettivi territori, la BCC di Civitanova Marche e Montecosaro e la Banca di Suasa, dalla cui aggregazione il Banco Marchigiano è ufficialmente nato, nel dicembre del 2018.

Con la fusione con la BCC del Gran Sasso d’Italia, il Banco Marchigiano continua il suo percorso di crescita, questa volta a sud, che lo ha già portato a diventare punto di riferimento nel panorama del credito marchigiano e che ora prosegue ampliando la propria attività per la prima volta fuori regione.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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