Loreto – La Fondazione Carilo si oppone alla fusione di BA in Ubi

Fa partire un’azione legale a tutela dei suoi crediti. La Bcc di Civitanova e Montecosaro si rivolge ad Agcm chiedendo un parere sulla fusione

Loreto – La Fondazione Carilo si oppone alla fusione tramite incorporazione della Banca Adriatica, ex Banca delle Marche e già Nuova Banca delle Marche, in Ubi Banca.

Lo fa notificando a Banca Adriatica e a Ubi Banca un atto di citazione temendo che il nuovo soggetto che nascerebbe dalla fusione non sarebbe in grado di soddisfare le proprie posizioni creditizie.

Loreto – La sede della Fondazione Carilo

Ad annunciarlo in una nota è stata la presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Loreto Fulvia Marchiani.

La Bcc di Civitanova Marche e Montecosaro intanto, ha interpellato l’Autorità garante della concorrenza e del mercato affinché valuti se, con il processo di fusione per incorporazione di Banca Adriatica e di Carilo all’interno di Ubi Banca “non si determini un’operazione di rafforzamento di posizione dominante sul mercato“.

Fulvia Marchiani, presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Loreto

Bcc vuole acquisire gli sportelli Carilo ma Ubi ha respinto l’offerta. Ed è di ieri la decisione del Consiglio regionale delle Marche volta a favorire l’acquisizione della Carilo di Loreto da parte della Bcc di Civitanova Marche e Montecosaro,

Si delinea dunque una contrapposizione fra i voleri di Ubi Banca e quelli ufficiali della politica regionale.Uno scontro di intenti e posizioni che allo stato attuale non chiarisce come andrà a finire la partita.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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