Silvetti, “Inaugurare il Teatro del Conero è già una festa”

Giovedì 23 giugno alle ore 21 taglio del nastro con Roberto Giacobbo e Riccardo Mei

Sirolo, 22 giugno 2022 – «Restituire alla collettività un luogo di cultura come il Teatro del Conero ci inorgoglisce soprattutto perché insiste di fronte alla sede legale dell’Ente parco in Via Peschiera 30 a Sirolo, e alle spalle del nostro Centro Visite».

Ecco come Daniele Silvetti, presidente dell’Ente parco presenta il senso della serata di giovedì 23 giugno che sarà un’occasione di festa ma anche di riflessione.

Daniele Silvetti, presidente dell’Ente Parco del Conero

«L’evento apre ufficialmente il Festival del Parco, appuntamento inedito che durerà 18 giorni concludendosi con la Festa del Parco nel weekend 8-9-10 luglio con la Festa del Parco che mancava da quasi 10 anni – ricorda Silvetti – e questo sarà possibile grazie allo straordinario sforzo organizzativo di tutto lo staff e la condivisione del progetto da parte del Consiglio direttivo».

La serata di giovedì prevederà la presenza del giornalista Roberto Giacobbo, di Riccardo Mei, “la voce di Freedom”, gli intermezzi musicali del tenore Davide Mazzoni, un affascinante percorso di scoperta del territorio proposto dall’Associazione Fotografi Naturalisti Sezione Marche, e un collegamento con Michele Monina che sarà protagonista dello spettacolo della sera successiva, venerdì 24 luglio. Il tutto sarà moderato dal giornalista Maurizio Socci.

Roberto Giacobbo

«Il programma nelle sere successive è ricchissimo – insiste Silvetti che taglierà il nastro con il sindaco di Sirolo Filippo Moschella, l’assessore regionale Stefano Aguzzi delegato dal presidente Acquaroli, il prefetto di Ancona Darco Pellos e il direttore dell’Ente parco Marco Zanninie proseguirà con presentazioni di libri, tavole rotonde e momenti di confronto dislocati in tutto il territorio del parco che misura 6.000 ettari su 4 Comuni tra i quali il capoluogo, concerti e spettacoli, parallelamente a un’offerta di attività escursionistica a cura della Coop. Opera che gestisce il Centro Visite del Parco del Conero per tutte le età».

Il momento sarà quindi storico. «Celebriamo al meglio i 35 anni di vita del Parco del Conero – conclude Silvetti – e il lavoro dei primi 15 mesi intensi di questo Consiglio direttivo ricchi di sfide, proiettandoci sul futuro di questa area protetta che vuole fortemente emergere facendo convivere la conservazione della biodiversità e dell’ambiente con la valorizzazione di un territorio e delle sue eccellenze. Se la politica continua a sostenerci e a starci vicino siamo convinti che raggiungeremo gli obiettivi che ci siamo dati contribuendo a valorizzare non solo il Parco del Conero ma tutto il territorio contiguo all’area protetta».

scheda Teatro del Conero

Green e user friendly

  • Superficie cavea e area di scena mq. 1.100
  • Superficie della cavea mq. 665
  • Posti a sedere sulle gradinate fino a 1.000 di cui 6 destinati ai disabili
  • Altezza della struttura ml. 7,60
  • Fondale area di scena costituito dalla facciata della sede dell’Ente Parco: sviluppo lineare 25 metri e altezza m 7,60.

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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