Il Parco del Conero inaugura il Teatro con Roberto Giacobbo

Giovedì 23 giugno parte la settimana del Festival del Parco. Silvetti: “Grande valorizzazione delle bellezze e delle potenzialità di questa area protetta”

Sirolo, 21 giugno 2022 – Dopo il successo dell’evento “Il Parco al Passetto” con oltre 2.000 spettatori al concerto dei Via Verdi che ha fatto da preludio alla stagione degli eventi del Parco del Conero, giovedì 23 giugno alle 21 ci sarà l’inaugurazione del Teatro del Conero a Sirolo con lo spettacolo aperto alla partecipazione gratuita fino a 1.000 partecipanti, per cui non occorre prenotazione.

«Il Parco del Conero ha aperto la sua stagione estiva come meglio non si sarebbe potuto – dice il presidente dell’Ente Parco Daniele Silvettie l’appuntamento multidisciplinare ha fatto da preludio al Festival del Parco che inizierà con la presenza del giornalista Roberto Giacobbo».

«Il maestro Eduardo De Filippo disse che Il teatro porta alla vita e la vita porta al teatro – ricorda Silvetti – e noi restituiremo alla collettività un luogo di cultura perché il Teatro del Conero potrà essere prenotato e utilizzato, e quindi porteremo fruitori della struttura a casa nostra considerando che il teatro insiste di fronte alla sede legale dell’Ente parco in Via Peschiera 30 a Sirolo e alle spalle del nostro Centro Visite».

La serata prevede anche la presenza del tenore Davide Mazzoni; un bel percorso di scoperta del territorio proposto da Afni, Associazione Fotografi Naturalisti Sezione Marche e un collegamento con Michele Monina che sarà protagonista dello spettacolo della sera successiva, venerdì 24 luglio.

Il programma nelle sere successive proseguirà con presentazioni di libri, tavole rotonde e momenti di confronto dislocati in tutto il territorio del parco, concerti e spettacoli, parallelamente a un’offerta di attività escursionistica a cura della Coop. Opera che gestisce il Centro Visite del Parco del Conero. Il Festival del Conero culminerà poi con la Festa del Parco nel weekend 8-9-10 luglio con stand gastronomici e concerti.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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