Sguardi sul 700, l’estro di Andrea Vici

Mostra fotografica sull’operato del grande architetto marchigiano che rivoluzionò l’aspetto del centro storico cittadino

Osimo – In questo anno che sta per concludersi ricorre il 200° anniversario della scomparsa del grande architetto marchigiano Andrea Vici, molto attivo nello Stato Pontificio e allievo del celebre Luigi Vanvitelli.

L’architetto Andrea Vici (1743 – 1817)

Per oltre 10 anni il Vici operò su commissione ad Osimo, rivoluzionandone sostanzialmente l’aspetto del centro storico ricostruendo o ampliando edifici come Palazzo Campana, Palazzo Mazzoleni, Il Conservatorio delle pupille (oggi casa di riposo Fondazione Padre Bambozzi), la chiesa di San Leopardo, la cappella del SS. Crocifisso in Duomo e Villa Montegallo, solo per citare alcune opere.

Per questo, in collaborazione con altre associazioni cittadine, tra cui l’Unitre, Osimo rivivi 700 ha deciso di allestire una mostra fotografica per riscoprire l’estro e il lavoro dell’architetto arceviese.

Da sabato 16 dicembre a domenica 7 gennaio nella fascia oraria 17.30 – 20 rimarrà aperta in via Matteotti 33 la mostra “Sguardi sul 700” per osservare, con una diversa consapevolezza, alcuni dei palazzi e delle chiese che vennero eretti o completamente ricostruiti nel corso del XVIII secolo all’interno delle mura; non mancheranno le foto delle tre edizioni della rievocazione storica “Osimo rivivi ‘700”.

Nei fine settimana inoltre, sarà possibile visitare la chiesa di S.Pietro dell’Ospedale, di fronte alla sala dove è allestita la mostra, accompagnati da una guida.

 

redazionale

 


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Ancona e i perseguitati politici antifascisti

Ricostituita nelle Marche l’ANPPIA memoria storica con presidente Gianluca Quacquarini


Camerano, 26 gennaio 2023 – Arriva una nota in redazione a firma Gianluca Quacquarini consigliere comunale dorico in orbita Articolo Uno, già iscritto al M5 stelle e ancora prima nel PD: “Ricostituita ad Ancona l’ANPPIA, Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti, ed io sono stato eletto presidente di questa ricostituita federazione”.

Lì per lì, ignorando del tutto l’esistenza di questa Associazione, sono stato assalito dallo sgomento. Ma come, nel 2023 stiamo ancora a parlare di perseguitati politici antifascisti? In oltre vent’anni di mestiere, dal 2000 ad oggi, non ne ho mai incontrato uno. A cosa diavolo serve ricostituire una simile associazione? E ancora, a cosa diavolo serve essere degli anti qualcosa se quel qualcosa è finito nel 1946?

Gianluca Quacquarini

Mio nonno poteva essere un antifascista, dal momento che fu mandato al fronte nella Prima Guerra Mondiale (1915-1918) come un ‘ragazzo del ‘99” (nati nel 1899). E dunque testimone adulto dell’era fascista (1919-1943). Mio padre poteva essere un antifascista, dal momento che vide la luce nel 1928, alla caduta del regime di Mussolini aveva 15 anni e dunque sapeva cosa significasse esserlo. Un pensiero reso concreto dal fatto che per tutta la vita mio padre tenne nel cassetto del comodino in camera da letto la tessera del PCI, anche quando il PCI non esisteva più.

Loro sì, ma io? E con me tutti quelli della mia età o più giovani come appunto Quacquarini… Per me e per loro che senso ha, oggi, parlare di perseguitati politici antifascisti? Nessuno, ma rispondo solo per me. Per il semplice motivo che sono cresciuto in un’epoca in cui questi perseguitati semplicemente non esistevano. Appartenevano ad un passato per me remoto. Occhio però a giudicare, perché da quando ho iniziato a capire la storia ho sempre condannato il regime di Mussolini, e conosciuto a fondo la storia dei perseguitati politici antifascisti, da Sandro Pertini in testa e soci illustri, suoi compagni di lotta.

Così, sempre per capire, ho fatto qualche ricerca e finalmente ho capito. L’ANPPIA, che ha sede a Roma sin dal 1946, ha uno Statuto, un Comitato esecutivo con tanto di Revisori dei conti e un Collegio dei Probiviri; edita un giornale bimestrale: L’antifascista, fondato guarda tu proprio da Sandro Pertini, e ha sempre dedicato molta parte delle sue energie alla ricerca e diffusione della conoscenza della storia dell’Antifascismo e dei suoi protagonisti, attraverso pubblicazioni, convegni, mostre, attività nelle scuole e molto altro.

Quel che vale per la Shoah, dunque, vale anche per l’ANPPIA: la memoria storica è importante, mai dimenticare quei perseguitati dal fascismo che hanno fatto la galera e subìto l’esilio – in alcuni casi pagando con la propria vita – per costruire l’Italia democratica, liberale e repubblicana di oggi.

Dunque, il senso di questa ricostituzione sta tutto qui: ricordare la storia per non dimenticare, un monito affinché non si ripetano più certe storture del passato, assolutiste e sanguinarie. Del passato, però! Perché oggi proprio grazie a quegli eroi certe reminiscenze sono state cancellate, non ci appartengono più. E certi gruppetti nostalgici lasciano il tempo che trovano e non vale neppure la pena citarli.  Meglio così, per un attimo avevo pensato che mi fosse sfuggito qualcosa!

© riproduzione riservata


link dell'articolo