Osimo – Per San Giuseppe arriva il Festival dei Sapori

Dal 15 al 18 settembre in Via Saffi: birre artigianali, street food, cucine dal mondo e musica

Osimo – Una quattro giorni tutta dedicata a mostre, degustazioni e vendite dei prodotti tipici nazionali e dell’artigianato quella che si svolgerà lungo Via Saffi, in pieno centro storico, durante le celebrazioni di San Giuseppe, patrono della città.

Grazie all’organizzazione di Eventi 3000, e con il patrocinio del Comune, arriva in città la seconda edizione de Il Festival dei Sapori, una esposizione a cielo aperto di una settantina di produttori ed artigiani che nella centralissima Via Saffi proporranno il meglio della produzione nazionale di birre, cibo di strada , proposte culinarie dal Mondo e tanta musica.

Una proposta importante quella messa in campo da Eventi 3000, l’agenzia di San Marino che da decenni promuove queste attività a livello nazionale. Un’occasione, per chi visiterà il Festival, per assaggiare ed acquistare il meglio delle produzioni del territorio.

La quattro giorni del Festival dei Sapori culminerà il 18 settembre, giornata conclusiva della mostra, con lo spettacolo del duo comico Lillo & Greg che saliranno sul palco accompagnati da una band d’eccezione.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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