Oltre 500 persone collegate online per l’incontro sul vaccino anti Covid

Tanti gli osimani e non che hanno posto domande ai medici Guido Sampaolo, Achille Ginnetti e al prof. Guido Silvestri dell’Emory University Hospital di Atlanta – Georgia (USA

Osimo, 9 gennaio 2021 – Chi può fare il vaccino anti Covid? Quali sono le categorie che hanno la priorità? Può vaccinarsi chi ha avuto il Covid? Quali sono gli effetti collaterali? Quanto dura la protezione dal virus?

Moltissime le domande e grande interesse per l’incontro online sul vaccino anti Covid organizzato dall’associazione Progetto Osimo Futura. Oltre 500 persone ieri sera – 8 gennaio – si sono collegate per seguire la diretta sulla pagina Facebook e sul canale YouTube Osimo Web per ascoltare le parole degli esperti: il dott. Guido Sampaolo e il dott. Achille Ginnetti, medici di Medicina Generale e coordinatori Usca, e il prof. Guido Silvestri dell’Emory University Hospital di Atlanta – Georgia (USA).

A moderare l’incontro la giornalista osimana Martina Milone de ‘ilfattoquotidiano.it’.

Il prof. Achille Ginnetti

«Il vaccino rappresenta una grandissima opportunità per uscire da questo periodo difficile. È un atto d’amore perché vaccinandoci non solo proteggiamo noi stessi ma anche i nostri cari e tutta la comunità. È un modo per tornare alla vita normale – ha affermato il dott. Ginnetti – Abbiamo organizzato questo incontro non per convincere, ma per informare correttamente le persone, rispondendo a dubbi e curiosità, dando la possibilità di conoscere e quindi di decidere se vaccinarsi o meno».

Al momento i vaccini che hanno ricevuto l’autorizzazione ad essere somministrati sono due: Pfizer/BionTech (mRNA-BNT162b2) – due dosi a distanza di almeno 21 giorni – e Moderna (mRNA.1273) – due dosi a distanza di almeno 28 giorni. Tra gli argomenti affrontati, come funziona il vaccino ad mRNA, da che cosa è composto, perché è stato prodotto in breve tempo e gli altri tipi di vaccino che saranno disponibili.

Il dott. Guido Sampaolo

«Per produrre il vaccino anti-Covid ci sono voluti solo 10 mesi mentre solitamente per trovare un vaccino efficace ci vogliono anni. Ciò è stato possibile perché sono stati messi in campo decine di migliaia di volontari, milioni e milioni di finanziamenti da parte delle Istituzioni di tutto il mondo per fare ricerca e mobilitate intere schiere di scienziati e ricercatori. Tutto ciò ha permesso di risparmiare tempo prezioso – ha risposto il dott. Guido Sampaolo – Per quanto riguarda gli effetti collaterali, dopo la somministrazione si possono avvertire dolori muscolari nella zona dove è stata fatta l’iniezione, mal di testa e febbricola, stessi sintomi che può dare il vaccino dell’influenza. Solo una persona su 200mila ha avuto una reazione allergica. Al momento non è noto quanto tempo potrebbe durare la protezione del vaccino, si ipotizza due anni. Quando l’intera popolazione sarà vaccinata, pur riprendendo la vita normale, per i primi mesi bisognerà continuare ad essere prudenti indossando la mascherina e mantenendo il distanziamento».

Il prof. Guido Silvestri

Rispondendo ad alcune domande del pubblico, il dott. Ginnetti ha precisato che «tutti possono essere vaccinati, soprattutto chi ha malattie croniche e chi assume terapie immunodepressive. Anche chi ha avuto il Covid potrà farlo, in questo modo rinforzerà i suoi anticorpi».

Il prof. Guido Silvestri, in collegamento telefonico da Atlanta, ha invece rimarcato il ruolo fondamentale della scienza. «Come abbiamo visto mascherine e distanziamento non sono efficaci da soli per combattere il virus. La soluzione è il vaccino – ha dichiarato – Siamo molto ottimisti, la scienza ci tirerà fuori da questo incubo. La battaglia è ancora lunga perché tutta la popolazione deve vaccinarsi, nel frattempo dobbiamo combattere la disinformazione sul vaccino anti-Covid».

Questa mattina, foto sopra, il dott. Achille Ginnetti e il dott. Guido Sampaolo hanno ricevuto la prima dose di vaccino della Pfizer.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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