Il coraggio di Federica Angeli e la sua battaglia contro il clan Spada

Osimo, 23 settembre 2018 – Non poteva iniziare meglio la settima edizione del Festival del giornalismo d’inchiesta, ieri sera a Osimo presso l’hotel La Fonte. Sala gremita con tanta gente in piedi per ascoltare l’incredibile quanto tragicamente vera e pericolosa storia professionale di Federica Angeli, cronista di Repubblica coraggiosissima capace, con le sue inchieste, d’inchiodare alla sbarra di un tribunale ben 23 esponenti del clan mafioso degli Spada in quel di Ostia.

Osimo – Festival del giornalismo d’inchiesta – da sx: Alfredo Ranavolo di Rai 3; Federica Angeli, cronista di Repubblica ed ospite della serata; Francesca Piatanesi, Rai News 24; Gianni Rossetti, direttore artistico del Festival

Vive sotto scorta per questo suo coraggio, Federica, sposata e madre di tre figli. Ci vive da anni e, come ha spiegato ieri sera ad un pubblico attento, ha imparato a condividere questo status coinvolgendo i sui bambini in un gioco sulla falsariga di quello attuato da Roberto Benigni in La vita è bella… Là, un gioco con in premio un carrarmato, qua un gioco al rialzo con in premio, per gli ottimi articoli da lei pubblicati, autisti, auto, elicotteri…

Un gioco, un modo per far digerire e accettare ai suoi ragazzi gli uomini della scorta, i mezzi blindati, e quella vita super limitata e controllata. E c’è riuscita se il suo figliolo mezzano un giorno le ha domandato: «ma quanti buoni articoli devi scrivere per avere in premio una villa?»

Osimo – Il pubblico alla prima serata del VII Festival del giornalismo d’inchiesta

Ieri sera ad Osimo, Federica Angeli si è raccontata in tutta la sua maniera d’essere donna normale, piena di paure, ma cronista superlativa con il chiodo fisso di mandare in galera il clan mafioso degli Spada che si erano impadroniti – intimidendo, ammazzando, corrompendo – dell’intera vita politica, sociale, commerciale di un Comune come Ostia. Il suo Comune.

Si è raccontata partendo dal primo incontro con il boss per un’intervista: telecamera nascosta poi scoperta. Con allegate minacce e promesse di morte. Si è raccontata proseguendo con l’assegnazione della scorta e con tutto ciò che ne consegue per lo scortato e la sua famiglia. Si è raccontata dopo che il suo giornale, Repubblica, le aveva tolto la pubblicazione dei suoi pezzi – dunque la protezione della testata – e lei che in tutta risposta ha aperto una pagina sui social per continuare da sola la battaglia.

Osimo – VII Festival del giornalismo d’inchiesta – da sx: Alfredo Ranavolo, Federica Angeli, Francesca Piatanesi

Fino ad arrivare ad oggi, all’attesa dello svolgimento in tribunale della causa che vede – grazie a lei – imputati ben 23 esponenti del clan Spada per associazione mafiosa e tanto altro.

«Non so se riusciremo a vincere – ha ribadito Federica – non so se tutti gli imputati verranno alla fine condannati. Ma averli portati tutti in carcere per me è già di per sé una gran vittoria».

Lunedì 24 settembre, ore 21.15, il festival del giornalismo d’inchiesta propone in cartellone la sua seconda serata, sempre presso la sala congressi dell’hotel la Fonte di Osimo. Ospite, sarà Emiliano Fittipaldi, autore per L’Espresso di alcune tra le più rilevanti inchieste giornalistiche degli ultimi anni, dal caso del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino alle inchieste sui rapporti tra politica e crimine organizzato.

 


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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