Gioia Bartali al Teatro La Nuova Fenice

Sabato 14 aprile, ore 10, in ricordo delle gesta eroiche del nonno Gino Bartali

Osimo – Un evento di grande portata culturale organizzato dall’Amministrazione comunale in collaborazione con gli istituti comprensivi scolastici di Osimo. L’appuntamento è per il prossimo sabato 14 aprile, ore 10, al Teatro La Nuova Fenice e rientra nel più ampio programma di iniziative collaterali messe in campo aspettando il Giro d’Italia, i prossimi 16 e 17 maggio con le tappe Assisi-Osimo e Osimo-Imola.

Gino Bartali, “Giusto delle Nazioni”

Ospite d’eccezione sarà Gioia Bartali, nipote del grande Gino Bartali, l’eroe silenzioso che con il suo coraggio salvò la vita a più di 800 ebrei trasportando documenti falsi sotto il sellino della sua bicicletta durante gli allenamenti.

Una verità storica accertata ed emersa solo negli ultimi anni, un po’ per paura delle ripercussioni, ma soprattutto perché Gino Bartali  era una persona schiva e riservata: “Il bene si fa e non si dice”, amava ripetere il grande ciclista.

La copertina del libro scritto da Andrea Bartali, figlio del grande campione di ciclismo e, nel riquadro, Gioia Bartali

Il suo nome – dopo la medaglia d’oro conferitagli dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel 2006 – è stato iscritto fra i “Giusti delle Nazioni” allo Yad Vashem, il sacrario della Memoria a Gerusalemme.

Nell’occasione, Gioia Bartali presenterà la nuova edizione del libro “Gino Bartali, mio papà”, a cura di Andrea Bartali (figlio di Gino e papà di Gioia). Un incontro il cui obiettivo è quello di riflettere su una delle pagini più tristi della storia dell’umanità partendo dal gesto eroico compiuto da Gino Bartali.

Ingresso libero per tutti

 

redazionale


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Ancona e i perseguitati politici antifascisti

Ricostituita nelle Marche l’ANPPIA memoria storica con presidente Gianluca Quacquarini


Camerano, 26 gennaio 2023 – Arriva una nota in redazione a firma Gianluca Quacquarini consigliere comunale dorico in orbita Articolo Uno, già iscritto al M5 stelle e ancora prima nel PD: “Ricostituita ad Ancona l’ANPPIA, Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti, ed io sono stato eletto presidente di questa ricostituita federazione”.

Lì per lì, ignorando del tutto l’esistenza di questa Associazione, sono stato assalito dallo sgomento. Ma come, nel 2023 stiamo ancora a parlare di perseguitati politici antifascisti? In oltre vent’anni di mestiere, dal 2000 ad oggi, non ne ho mai incontrato uno. A cosa diavolo serve ricostituire una simile associazione? E ancora, a cosa diavolo serve essere degli anti qualcosa se quel qualcosa è finito nel 1946?

Gianluca Quacquarini

Mio nonno poteva essere un antifascista, dal momento che fu mandato al fronte nella Prima Guerra Mondiale (1915-1918) come un ‘ragazzo del ‘99” (nati nel 1899). E dunque testimone adulto dell’era fascista (1919-1943). Mio padre poteva essere un antifascista, dal momento che vide la luce nel 1928, alla caduta del regime di Mussolini aveva 15 anni e dunque sapeva cosa significasse esserlo. Un pensiero reso concreto dal fatto che per tutta la vita mio padre tenne nel cassetto del comodino in camera da letto la tessera del PCI, anche quando il PCI non esisteva più.

Loro sì, ma io? E con me tutti quelli della mia età o più giovani come appunto Quacquarini… Per me e per loro che senso ha, oggi, parlare di perseguitati politici antifascisti? Nessuno, ma rispondo solo per me. Per il semplice motivo che sono cresciuto in un’epoca in cui questi perseguitati semplicemente non esistevano. Appartenevano ad un passato per me remoto. Occhio però a giudicare, perché da quando ho iniziato a capire la storia ho sempre condannato il regime di Mussolini, e conosciuto a fondo la storia dei perseguitati politici antifascisti, da Sandro Pertini in testa e soci illustri, suoi compagni di lotta.

Così, sempre per capire, ho fatto qualche ricerca e finalmente ho capito. L’ANPPIA, che ha sede a Roma sin dal 1946, ha uno Statuto, un Comitato esecutivo con tanto di Revisori dei conti e un Collegio dei Probiviri; edita un giornale bimestrale: L’antifascista, fondato guarda tu proprio da Sandro Pertini, e ha sempre dedicato molta parte delle sue energie alla ricerca e diffusione della conoscenza della storia dell’Antifascismo e dei suoi protagonisti, attraverso pubblicazioni, convegni, mostre, attività nelle scuole e molto altro.

Quel che vale per la Shoah, dunque, vale anche per l’ANPPIA: la memoria storica è importante, mai dimenticare quei perseguitati dal fascismo che hanno fatto la galera e subìto l’esilio – in alcuni casi pagando con la propria vita – per costruire l’Italia democratica, liberale e repubblicana di oggi.

Dunque, il senso di questa ricostituzione sta tutto qui: ricordare la storia per non dimenticare, un monito affinché non si ripetano più certe storture del passato, assolutiste e sanguinarie. Del passato, però! Perché oggi proprio grazie a quegli eroi certe reminiscenze sono state cancellate, non ci appartengono più. E certi gruppetti nostalgici lasciano il tempo che trovano e non vale neppure la pena citarli.  Meglio così, per un attimo avevo pensato che mi fosse sfuggito qualcosa!

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