Alberto Matano a Osimo insignito del premio “Giornalisti in prima linea 2017”

Il riconoscimento al popolare conduttore del Tg1 per il successo ottenuto con la docufiction “Sono innocente”

OsimoAlberto Matano, uno dei volti più popolari del Tg1, sarà ospite questa sera, giovedì 28 settembre, del Festival sul giornalismo d’inchiesta delle Marche. Alle 21, presso l’Hotel La Fonte in Via Fonte Magna 33, Matano racconterà l’esperienza di “Sono innocente”, il docufiction da lui condotto su Rai 3: dieci puntate in prima serata per parlare in modo serio e documentato della “giustizia malata”.

Il Docufiction è una forma di giornalismo a pieno titolo: ricostruisce fedelmente un fatto storico o di cronaca, anche attraverso l’utilizzo e il montaggio di materiale originale.

Alberto Matano e Gianluca De Martino

Nell’arco della serata Alberto Matano verrà insignito del premio: “Giornalisti in prima linea 2017”, un riconoscimento che gli organizzatori del festival osimano (Ju-ter Club Osimo e + 76 Circolo culturale), gli hanno attribuito proprio per la felice conduzione di “Sono innocente”. A premiare il conduttore sarà Gianni Rossetti, direttore artistico del Festival che ha commentato: «Nello specifico,  il riconoscimento è stato assegnato per avere dato voce, con umanità e sensibilità, a chi non ha trovato ascolto». 

Sul palco, a fare da “spalla” a Matano, il giornalista Gianluca De Martino, esperto di data journalism. Presentano, Francesca Piatanesi (TgR) e Franco Elisei.

ALBERTO MATANO

Giornalista e conduttore televisivo. Dopo la laurea in giurisprudenza frequenta la Scuola di giornalismo di Perugia. Collabora con Avvenire, con l’agenzia televisiva Rete News a Montecitorio, con l’Agenzia Ansa nella redazione di Bloomberg Tv.

Assunto dalla Rai entra nella redazione del Giornale Radio, poi passa al Tg1 e diventa conduttore dell’edizione del Tg di mezzasera. Conduce Unomattina estate e successivamente il Tg1 delle 13.30 poi l’edizione delle 20.

Conduce Speciale TG1 in diretta. Quest’anno ha condotto con grande successo, in prima serata su Rai 3, “Sono innocente”, docufiction che racconta le storie di persone arrestate ingiustamente.

GIANLUCA DE MARTINO

Giornalista freelance, scrive per web, carta e tv. Ha trascorso dieci anni in quotidiani e emittenti televisive in Campania, dove si è occupato di politica, cronaca di vari colori, soprattutto nera, e inchieste.

Poi ha scoperto il data journalism e non l’ha più mollato. Ha scritto anche per la televisione: nel 2012 tra gli autori di “Num3r1”, in onda su Rai due e primo esperimento di data journalism in tv. Poi un’esperienza con La7 e altri due documentari autoprodotti. Con i dati gli piace raccontare soprattutto politica e calcio, due mondi dominati dalle opinioni.

 

redazionale


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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