Ad Osimo la 70^ Coupe Mondiale della fisarmonica

Oltre 100 i concorrenti selezionati provenienti da ogni angolo della terra

Osimo – Il suono della fisarmonica sta per invadere la città. Note da tutto il mondo. È partito infatti il conto alla rovescia per la 70^ Coupe Mondiale CIA.

Osimo si sta preparando ad ospitare, dal 5 al 10 settembre prossimi, il gotha della fisarmonica mondiale. Un centinaio i delegati e rappresentanti delle associazioni fisarmonicistiche che stanno arrivando da ogni angolo della terra. Oltre 100 invece i concorrenti che gareggeranno nelle varie categorie (qui non ci sono iscrizioni libere, ma per garantire la qualità dei musicisti si arriva da una pre-selezione nei propri Paesi d’origine).

Osimo – La locandina della 70^ Coupe Mondiale della fisarmonica

L’organizzazione è stata affidata alla spoletina IAC (Italian Accordion Culture) che è il Premier Member Italiano della CIA, associazione no profit dedita alla ricerca e alla valorizzazione delle tradizioni.

Logistica e programma sono oramai ben definiti. Si stanno ora affinando, con l’attiva collaborazione dell’assessore alla cultura Mauro Pellegrini, tutti gli ultimi dettagli. Di questa 70^ edizione per ora è stato svelato il logo dell’evento, firmato dall’artista fidardense Aurelio Alabardi.

Si tratta di un albero, a significare idealmente l’intero territorio della zona sud, rigoglioso delle parti interne della fisarmonica. Quelle che danno da sempre la voce e la vita alla fisarmonica.

«Il territorio di Ancona sud – ha dichiarato il sindaco Pugnaloni – è stato, e continua ad essere, per la fisarmonica un punto di riferimento, con tanti osimani che vi hanno e continuano a lavorarci. Ecco perché è un motivo d’orgoglio per questa Città ospitare un evento di spessore internazionale che dà spazio, fra l’altro, ad uno strumento da queste parti amatissimo. Mi sento di dire che per una settimana saremo davvero al centro del mondo musicale».

Osimo – Il logo dell’evento, opera del fidardense Aurelio Alabardi

Oltre le varie audizioni, ci saranno infatti ogni sera concerti di altissimo spessore, tutti gratuiti, nella bellissima struttura del Teatro “La Nuova Fenice” opera dell’architetto Gaetano Canedi.

L’ouverture è per martedì sera alle 21 con una ventata lirica. Il concerto d’apertura proporrà infatti le arie più belle dell’opera italiana. Sul palco l’Orchestra filarmonica marchigiana diretta per l’occasione da Roberto Molinelli. Le voci saranno quelle degli Operapop, duo formato dal soprano Francesca Carli e dal tenore Enrico Giovagnoli. Alla fisarmonica Mirco Patarini ed Antonio Spaccarotella.

Nella mattinata di mercoledì spazio invece alle prime audizioni.

Sono sette le categorie: tre dedicate ai solisti classici (Senior Coupe, Junior e Master); due ai solisti di intrattenimento e due ai gruppi: chamber music e world Music.

Questa 70^ edizione ritorna in Italia a distanza di cinque anni dopo quella di Spoleto. Nel mezzo altre sedi prestigiose rispettivamente in Canada, Austria, Finlandia fino a quella dello scorso anno a Rostov Sul Don (Russia). Nutrita la pattuglia italiana.

 

redazionale


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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