La serata con Filippo Magnini rinviata a martedì 25 agosto

Il nuotatore pesarese due volte campione mondiale nei 100 stile libero presenterà il suo libro “La resistenza dell’acqua” e si racconterà martedì 25 agosto in Piazza del Santuario

Numana, 24 agosto 2020 – Causa previsioni del tempo negative, la serata con Filippo Magnini prevista per questa sera, è stata spostata a domani, martedì 25 agosto.

Ex nuotatore considerato miglior stileliberista italiano di sempre nelle distanze brevi, due titoli mondiali in vasca lunga e due in vasca corta e 17 ori europei. Con questo invidiabile palmares il pesarese Filippo Magnini si presenterà ai turisti numanesi martedì 25 agosto, ore 21.30, in Piazza del Santuario ospite della rassegna Parliamone a … Numana.

Magnini, oltre a presentare il suo libro “La resistenza dell’acqua”, si racconterà al pubblico toccando tutti i principali temi che hanno contraddistinto la sua vita di sportivo e non: la lotta al doping e l’assoluzione al Tribunale arbitrale dello sport; la sua strepitosa carriera costellata di successi; i momenti più belli e quelli in cui ha dovuto stringere i denti; i segreti che lo hanno accompagnato in tanti anni di prestazioni nelle piscine di tutto il mondo; la sua vita privata, fino all’incontro con la showgirl e attrice italiana Giorgia Palmas che lo sta per rendere padre.

A condurre la serata, il giornalista e telecronista Rai Tommaso Mecarozzi. Si ricorda che l’ ingresso per tutti gli eventi è gratuito e i posti non sono prenotabili. Si consiglia l’arrivo in piazza a partire dalle 20 e 45 per espletare tutti gli adempimenti e le procedure previste anti Covid-19. Resta obbligatorio l’uso della mascherina in tutta la piazza.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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