Il Contagio e la Rinascita di Umberto Galimberti a Non a voce sola

Numana, giovedì 23 luglio ore 21.15 in Piazza del Santuario

Numana, 22 luglio 2020 – Non a Voce Sola è una rassegna di filosofia, poesia, narrativa, musica ed arti arrivata al quinto appuntamento stagionale della sua undicesima edizione. Con la ferrea volontà di rappresentare una occasione di dialogo fra i generi e vetrina immancabile per raccontare il multiforme ingegno femminile nelle sua moltissime declinazioni.

Quest’anno, il fil rouge che caratterizza il dialogo si incentra sulla Rinascita, non come mero cambiamento, ma come spalancarsi dell’essere umano al mondo per prendere coscienza della realtà in un momento storico come quello che si sta vivendo dovuto al Covid-19, dove quarantena, distanziamento e tecnologia sono diventati i leitmotiv della nostra quotidianità. Per capire quanto sia importante per gli uomini, e soprattutto per le donne, (ri)prendere contatto diretto con il mondo, spalancare gli occhi sui problemi senza frapporre in mezzo lo schermo della tecnologia, e senza rinunciare a trasporre la vita vera e il dolore della morte e della malattia nel profetico dono della poesia.

Umberto Galimberti

Grande amico della rassegna, amante del dialogo filosofico tra i generi, anche quest’anno non poteva mancare con il suo contributo il filosofo, sociologo e psicanalista Umberto Galimberti, protagonista di questo quinto appuntamento nella città di Numana, in Piazza del Santuario, il 23 luglio alle ore 21,15, con un intervento imperdibile dal titolo Il Contagio e la Rinascita.

Nato a Monza nel 1942, laureatosi giovanissimo in Filosofia alla Cattolica di Milano (1965), tra mille difficoltà economiche e un periodo da operaio in Germania per poter finire di pagare la retta universitaria, per Galimberti la malattia del secolo è proprio quella che parte dall’anima, che si nutre del vuoto di valori e di idee degli ultimi decenni, che cresce tra lo strabordare della tecnica/tecnologia ovunque e che, anziché mettere l’essere in contatto con il mondo e farlo sentire meno solo nel suo malessere esistenziale, pone fra lui e il mondo uno schermo che lo conforma e annulla ancor di più.

Gianluigi Tombolini, sindaco di Numana, ha accolto con queste parole l’arrivo del quinto appuntamento di Non a Voce Sola 2020: «Sono molto onorato di ospitare un personaggio come Umberto Galimberti, che può  offrire un contributo significativo alla comprensione del particolare momento che stiamo vivendo, fornendo spunti interessanti per affrontare la new life di questa stagione».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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