Alice, bambina numanese affetta dalla sindrome di Rett

Per lei una cena spettacolo di solidarietà con Fabrizio Fasciani e i cabarettisti Max e Matteo Pisu

Numana, 5 ottobre 2018 – L’Associazione Airett, riunisce i genitori di bambine e ragazze con sindrome di Rett, conosciute anche come bimbe dagli occhi belli, l’unica cosa che la malattia non spegne e con i quali ogni giorno ci chiedono aiuto.

Sindrome di Rett, campagna raccolta fondi (foto d’archivio)

Questa sidrome ha colpito Alice, una bambina numanese che ha bisogno di costante supporto per poter esprimere le sue emozioni, i suoi bisogni e giocare come tutti i bambini della sua età.

L’Amministrazione comunale, che è impegnata e continua ad impegnarsi nel sostenere questo genere di patologie, in occasione del decimo compleanno della bimba, in collaborazione con i genitori e con l’associazione Airett, ha organizzato presso il Centro civico Acli degi Svarchi una cena spettacolo di solidarietà che si svolgerà il prossimo mercoledì 17 ottobre ore 20.

Numana – Alla cena spettacolo di solidarietà pro Alice, il cantante presentatore Fabrizio Fasciani e il duo comico di Max e Matteo Pisu

Ad animare la serata, il cantante e presentatore Fabrizio Fasciani e i cabarettisti Max e Matteo Pisu che, dopo lo spettacolo di beneficienza svolto a Numana lo scorso anno, ancora una volta hanno voluto essere presenti al fianco dell’Associazione Airett. Durante la serata è prevista anche una lotteria con premi speciali per i partecipanti.

Per chi non potesse partecipare all’evento, ma volesse contribuire alla ricerca per debellare questa malattia, è possibile effettuare una donazione sull’Iban di Airett: IT64P0200811770000100878449 – UniCredit SpA agenzia Verona Forti, c/c intestato ad Airett, specificando nella causale “Alice per Airett” e riportando la propria mail.

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Notte di San Lorenzo, notte di sogni e di speranza

Con il naso all’insù per le stelle cadenti


Camerano, 10 agosto 2022 – Lo confesso, sono tante le notti di San Lorenzo che ho passato con il naso all’insù aspettando di veder cadere una stella. E confesso, anche, di aver espresso desideri nascosti a quella scia luminosa affidandogli, nel breve arco di tempo e di spazio del suo sfrecciare nel buio, la possibile realizzazione dei miei sogni. Credendoci, credendoci davvero, tanto era la voglia che mi portavo dentro di vederli concretizzati.

L’ho fatto sin da quando, bambino, ho appreso dell’esistenza di questo credo popolare. E lo faccio ancora oggi, nonostante la tarda età e la consapevolezza sia solo un credo popolare e niente di più. Crescendo, per molti anni ho abitato in un Comune il cui motto è: “Ad sidera tendit”, volgarmente tradotto “tendere alle stelle” proiettati verso l’alto. Qualcosa vorrà pur dire!

Ho affidato alle stelle cadenti il mio desiderio di riuscire ad acquistare per mio conto la prima motocicletta e correrci, e dopo un po’ il desiderio s’è avverato. Gli ho affidato quello di riuscire a pubblicare il mio primo romanzo e, tac! dopo un po’ l’ho pubblicato. Stessi affidi per un amore, per la nascita di un figlio, per realizzare il sogno di avere un giornale tutto mio. Tutti concretizzati.

Lo so. Lo so benissimo che con tutta probabilità quei sogni si sarebbero realizzati anche senza l’affido alle stelle cadenti, ma l’averlo fatto in tempi non sospetti ogni volta mi trasmetteva una speranza in più. Come se da lassù, nel profondo blu cobalto del cielo, una forza superiore potesse lavorare a mio favore: le stelle cadenti, e non un Dio, scelte forse a discapito del secondo perché non credente. Ma in fondo, in fondo, dove sta la differenza?

Credo di non essere l’unico essere umano ad averlo fatto. Credo, anzi, d’essere in buona compagnia. Gli individui, donne e uomini, nel proprio intimo più nascosto sanno di aver bisogno di una qualche entità capace di non farli sentire soli. Soli e disarmati di fronte alla quotidiana guerra contro il destino e le avversità. Contro le proprie debolezze.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…” ha scritto William Shakespeare ne: La Tempesta intorno al 1610, aggiungendo: “… e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.

E allora, che cosa c’è di meglio dell’affidare i nostri sogni, la nostra vita, ad una stella cadente nel breve spazio e tempo della sua traiettoria luminescente nella volta del cielo? Male non fa.

Questa notte, l’ennesima, starò con il naso all’insù nella speranza di vedere una scia luminosa. Ormai ho poco da affidargli, se non la speranza di continuare ancora per un po’ in buona salute. Per me e per i miei cari. Per il resto, quel che c’era da realizzare l’ho in parte realizzato e in parte no, sudando comunque parecchio. E non saprò mai se loro, le stelle cadenti, mi abbiano davvero dato una mano. Scientemente, non lo credo, ma mi piace pensare che me l’abbiano data. E spero dal profondo l’abbiano data anche a voi. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

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