Verdicchio Matelica Festival da venerdì 20 luglio

Degustazioni, musica e un convegno a Matelica per celebrare il 51° compleanno della doc

Matelica, 19 Luglio 2018 – Festeggia 51 anni il Verdicchio di Matelica e lo fa con il Verdicchio Matelica Festival, una due giorni di eventi per appassionati e operatori in programma il 20 e 21 luglio, data quest’ultima in cui è stata pubblicata l’approvazione della Doc sulla Gazzetta Ufficiale nel 1967.

Si parte venerdì 20 con il convegno Il Matelica: Verdicchio tra scienza e fantascienza (teatro comunale G. Piermarini, ore 17.00); obiettivo la salvaguardia dei vigneti storici anche attraverso lo sviluppo della genetica di precisione a difesa da patologie e mutamenti climatici, senza tralasciare le strategie di comunicazione per la Doc. Se ne parla con Attilio Scienza, docente di viticoltura all’Università di Milano, e con il giornalista Carlo Cambi.

Per l’occasione il centro storico di Matelica diventa il testimonial dell’autoctono bianco – ha detto Antonio Centocanti, presidente dell’Istituto marchigiano di tutela vini – Con questa manifestazione vogliamo ribadire la centralità per il territorio di una doc che, con circa 250 ettari vitati, è la denominazione di bianco più premiata tra le più piccole in Italia. Un fenomeno unico per il rapporto tra la superficie vitata e l’incidenza di riconoscimenti da parte della critica di settore”.

Serena D’Alesio ed Enrico Mazzaroni

Tra gli appuntamenti golosi del festival, venerdì sera una cena in piazza con 13 etichette di Verdicchio in degustazione e il cooking show dei due chef marchigiani Serena D’Alesio (Marchese del Grillo, Fabriano) ed Enrico Mazzaroni (Il Tiglio in Vita, Porto Recanati), mentre sabato si prosegue con lo street food e la partecipazione di tutti i ristoranti matelicesi, ciascuno con una proposta di abbinamento al grande bianco delle Marche. Ad animare la serata la musica di Sergio Muniz & Band e il dj set di Faiz.

La manifestazione è organizzata dal Comune di Matelica in collaborazione con l’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt) e con la partecipazione dei soci: Belisario, Bisci, Borgo Paglianetto, Cavalieri, Collestefano, Colpaola, Gagliardi, Lamelia, Le Stroppigliose, Maraviglia, Provima e Tenuta Piano di Rustano.

Il Verdicchio di Matelica

Doc nel 1967 e Docg dal 2010 nella tipologia “Riserva”, si produce in una zona geografica che comprende 8 comuni tra le province di Macerata e Ancona: Matelica, Esanatoglia, Gagliole, Castelraimondo, Camerino, Pioraco, Cerreto D’Esi e Fabriano. Un territorio che per posizione, altitudine e caratteristiche del terreno conferisce al vino spiccate sensazioni minerali, che lo distinguono dal ‘cugino’ di Jesi. Previste nella Doc anche le versioni spumante e passito.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Femminicidio e violenza di genere

104 le vittime in Italia nel 2022. Quattro nelle Marche


Camerano, 2 dicembre 2022 – “Il Rapporto annuale sulla violenza di genere rappresenta uno strumento necessario dal quale partire per affrontare un fenomeno sempre più complesso. I numeri sono il primo strumento per comprendere la portata di un fenomeno che, purtroppo, non accenna a rallentare”. Lo ha detto il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli sottolineando la valenza del Report annuale sulla violenza di genere nelle Marche per il 2021

Sono 104 le vittime in Italia nel 2022. Numeri spaventosi di vite spezzate, che coinvolgono anche il presente e il futuro di centinaia di minori. In due anni, si contano infatti 169 orfani per femminicidio, un terzo dei quali rimasto orfano anche del padre“, ha evidenziato Acquaroli.

(foto: Ikon Images / AGF – Copyright: Gary Waters)

Un fenomeno, quello della violenza di genere, che non accenna a rallentare e che si manifesta sotto moltissime forme, di cui l’omicidio resta la più ingiustificabile e orrenda punta dell’iceberg: violenza fisica, violenza psicologica, violenza sessuale, violenza economica, molestie e stalking, revenge porn, fino ad arrivare alle violenze legate a tratta e sfruttamento, stupro di guerra, mutilazioni.

Nel 2021, nelle Marche, si sono rivolte ai Centri Anti-Violenza 663 utenti (il 91% delle quali risulta essere un nuovo accesso). Ben 180 in più dell’anno precedente. Nel 2020 erano 483. Nel 2019 erano 471. Sono quattro le vittime che nelle Marche hanno perso efferatamente la vita nel corso del 2022.

Al di là dei numeri, comunque e sempre inaccettabili, che registrano un malessere in certi maschietti fatto di mancanza di rispetto, incapacità nell’accettare i ruoli, limiti culturali profondi e, in qualche caso, addirittura disprezzo per l’altro, sul fronte dei femminicidi resta ancora parecchia strada da percorrere: da parte delle istituzioni, delle forze dell’ordine, delle associazioni di categoria, della scuola.

Non è semplice, e non è detto che si arrivi davvero ad eliminare il problema. Troppo diffuso il fenomeno, troppo complicati certi rapporti interpersonali, troppo poche le forze dell’ordine messe in campo per affrontarlo. Questo però non significa che non si debba fare di tutto e di più per limitarlo quanto più possibile.

Ai maschietti, a certi maschietti, dico che se ne devono fare una ragione: una donna, la tua donna, non è una tua proprietà. Non puoi essere tu a scegliere – a pretendere – quel che deve fare, quello che può dire, come si deve vestire, chi frequentare, come vivere. Ma, peggio ancora, non puoi pretendere – pena l’eliminazione – che debba amare sempre e solo te. Tu maschietto, devi sapertelo guadagnare il rispetto e l’amore di una donna (vale per entrambi), e c’è un solo modo a tua disposizione per non riuscirci mai e fallire: dare per scontato che tu sei Dio. Mentre, in realtà, sei solo un piccolo uomo incapace di relazionarti con le sconfitte che la vita ti pone di fronte continuamente.

Chiudo con le parole pronunciate a Fano il 25 novembre scorso da Ignazio La Russa, attuale presidente del Senato: “Per arginare questo fenomeno serve un atto culturale. La società veramente pretende che il rispetto di una donna non abbia eccezioni. Un reato commesso nei confronti di una donna, perché ella è una donna, è un abominio nel senso vero del termine. Non bisogna offrire alibi, non bisogna mai offrire vie di fuga. Quando si uccide una donna, bisogna dire è stata uccisa senza ragione una donna, cominciamo a dire questo e avremo fatto un passo avanti”.

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