Un salto nel mondo delle streghe: donne e uomini a confronto

Tavola rotonda aperta al pubblico per la riscoperta del pensiero femminista

Ancona, 12 novembre 2019 – Un salto nel mondo delle streghe: donne e uomini a confronto, è il titolo di un progetto di riscoperta della storia del pensiero femminista che si concluderà con una tavola rotonda aperta alla cittadinanza. Appuntamento venerdì 15 novembre ad Ancona, presso la Sala ex Consiglio comunale in Piazza XXIV Maggio alle ore 17,30.

La celebre frase di Simone de Beauvoir: “Donna non si nasce ma si diventa” è ancora attuale? Nel mondo le diseguaglianze tra uomini e donne dal punto di vista economico, ma anche politico e sociale, non diminuiscono in maniera significativa. In Europa, dove la situazione delle donne è privilegiata rispetto ad altri Paesi, la contraddizione è meno visibile, tuttavia, ad esempio, il gender pay gap, ossia la differenza salariale tra sessi, è tuttora un problema anche da noi.

Quale eredità ha lasciato il pensiero femminista alle giovani generazioni? Quali strumenti hanno i giovani di oggi per costruire la propria identità di genere? Sono solo alcune delle domande alle quali si cercherà di dare risposta durante l’incontro, organizzato dall’Associazione Equity, dall’Associazione Amad – Associazione Multietnica Antirazzista Donne, e dalla Scuola I.I.S. Vanvitelli Stracca Angelini in collaborazione con il Comune di Ancona e dell’emittente televisiva ÈTV Marche.

Alla tavola rotonda, condotta dalla giornalista Linda Cittadini, interverranno:

  • Monica Lanfranco – giornalista, docente universitaria, formatrice e autrice di libri sui temi della differenza di genere;
  • Davide Dodesini – docente di filosofia;
  • Veronica Castellani – coordinatrice Centro Interculturale delle Donne – Associazione Trama di Terre.

Durante l’incontro verrà presentato un video realizzato delle studentesse e degli studenti dell’I.I.S. Vanvitelli Stracca Angelini di Ancona contenente interviste alla cittadinanza sul tema. Inoltre, gli studenti parleranno dell’esperienza fatta durante il progetto e del lavoro svolto. La cittadinanza è invitata a partecipare.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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