Pesaro e Urbino – Il Natale che non ti aspetti fa il pieno

I numeri di sabato 30 novembre e domenica 1° dicembre, fine settimana di appuntamenti natalizi dell’evento diffuso organizzato dalle Pro loco

Pesaro e Urbino, 2 dicembre2019 – Un fiume di visitatori ha invaso la provincia nel weekend appena concluso di sabato 30 novembre e domenica 1° dicembre, per assistere a Il Natale che non ti aspetti, l’evento diffuso organizzato dalle Pro loco di Pesaro e Urbino, in collaborazione con Regione Marche e provincia di Pesaro e Urbino.

L’inaugurazione a Fano de Il Natale Più 2019

Sono stati 10mila, i visitatori che hanno fatto tappa a “Candele a Candelara”, 100 i camper giunti nel borgo medievale; oltre 5mila (dati della sola domenica, ndr) i turisti che hanno fatto tappa a È Natale a Mombaroccio (più di 100 i camper); migliaia gli accessi registrati anche alla rocca di Frontone per il Castello di Natale (circa 2000, bimbi compresi) e a Gradara e Pesaro. Piazza strapiena a Fano per lo spettacolo inaugurale de Il Natale Più che ha coinvolto ballerine, acrobati, cantanti che si sono esibiti contornati da un tripudio di luci, musiche e giochi di proiezioni, lingue infuocate e getti d’acqua.

Candele a Candelara 2019

Un successo inaspettato, mai vista così tanta gente” ha commentato Damiano Bartocetti, presidente del Comitato Pro Loco Pesaro e Urbino, che sottolinea “l’ottima risposta al pubblico proveniente da tutta Italia. La macchina organizzativa che sta coinvolgendo circa 1.000 volontari ha funzionato in maniera impeccabile sia per la gestione logistica e viabilistica (grazie anche alle navette che hanno accompagnato, da Pesaro a Candelara e Mombaroccio e quella che ha fatto la spola dai parcheggi al centro città a Fano), sia per quanto riguarda l’offerta di intrattenimento”.

Frontone 2019, Il Castello di Natale

È ora il momento degli ultimi accorgimenti per le manifestazioni di sabato 7 e domenica 8 dicembre, fine settimana clou per “Il Natale che non ti aspetti” che confermerà gli eventi di Mombaroccio (ultimo weekend), Candelara, Pesaro, Fano, Frontone e Gradara e che si riempirà di nuove proposte di intrattenimento da vivere a Mercatello sul Metauro (“Christmas Palace”); Fermignano (per il “Natale da Vivere”); Fossombrone (“Magico Natale”); Mondolfo (“Il Natale più bello nel borgo più bello”); Pergola (“Cioccovisciola di Natale”).

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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