Offagna Festival. Degustazione, vini e comunità

Il programma di sabato 28 e domenica 29 maggio

Offagna, 26 maggio 2022- Dopo il primo evento di Offagna Festival, il borgo si prepara ad accogliere nuovi ospiti locali ed europei. Nel prossimo fine settimana gli incontri saranno dedicati ai temi “digitale”, “scuola” e “inclusione”. A fare da scenario ai talk saranno le colline offagnesi. L’Agriturismo Le Vergare di Offagna accoglierà tutti coloro che vorranno partecipare con ingresso gratuito.

Offagna – qui e sotto alcune foto della data precedente presso Cantina Vigna della Cava

Sabato 28 maggio

alle ore 9.00, sarà possibile seguire un laboratorio con Alessandro Adami di Token Party. Subito dopo, alle ore 10.00, si uniranno quattro relatori per commentare il potere della tecnologia: Matteo Malatini, con il suo progetto DilloFacile, Roberto Valenti, fondatore di Liminal Village, Samuel Lo Gioco e Gabriele Silvi. Il pranzo si svolgerà presso l’Agriturismo.

Nicola Donti, filosofo umbro e relatore di fama nazionale, accompagnerà la platea nella prima parte del pomeriggio, con un intervento dal titolo:

Farfalle e bolle di sapone, come preservare la leggerezza per sostenere il peso del mondo” (ingresso 5 euro).

Dalle 16.00 alle 20.00 restando immersi nella bellezza della natura si affronteranno le tematiche del quarto tema del Festival ovvero La Scuola che Vorrei nel Villaggio Saggio”. Un talk di confronto in cui i relatori si troveranno a scoprire nuovi punti di vista e riflettere insieme su come possiamo trasformare le nostre comunità in luoghi di apprendimento. Oltre ai relatori presenti, Mariella Romano in collegamento on line da Milano porterà la sua visione di consulente familiare.

Mentre in sala sarà possibile interagire con Nicola Donti, Francesca Vitale (titolare di TocTocDisturbo), Michela Mariotto (dell’associazione Genderlens.org, in trasferta da Barcellona ad Offagna, insieme a Betta Ferrari. Nel gruppo dei relatori trovano spazio anche Anna Colangelo (educatrice steineriana) di Offagna, Gabriele Silvi (educatore steam di Falconara) e infine Samuel Lo Gioco che con il suo ufficio mobile gira l’Italia alla scoperta dei Borghi, qui in veste di formatore.

Domenica 29 maggio

Pubblico e relatori saranno ospitati nella nuova “scuola esperienziale” di Offagna chiamata Viva-io in Via Roma 34. Dalle ore 9.00 alle ore 13.00 il punto focale sarà proprio quello dell’accoglienza e dell’inclusione; infatti, si parlerà del linguaggio dell’inclusione” inteso in tutti i settori della nostra vita, lavoro, famiglia. Questo incontro si completerà con la tappa di Settembre del Festival in cui si parlerà di Comunicazione e Ascolto.

Nel pomeriggio, alle ore 15.30, Samuel Lo Gioco sarà il protagonista di un incontro sui temi delle comunità, dei borghi e della visione di una realtà differente. Gli incontri di domenica sono a partecipazione libera e gratuita ed è gradita l’interazione con i relatori per porre domande e confrontarsi.

Per info: www.borgooffgana.it/festival; festival@borgooffagna.it; tel. Cristian, 331 931 70 74.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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