I dolci Figo del Conero e Rosina da Ascoli vincono a Tipicità

Presentati e realizzati dagli allievi del quarto anno dell’alberghiero Panzini di Senigallia e dell’Ulpiani di Ascoli Piceno

Ancona, 30 aprile 2021 – Sotto i riflettori di Tipicità, i prodotti dimenticati della frutta biodiversa delle Marche rivivono i loro sapori e tornano protagonisti grazie al concorso La biodiversità in cucina. Promosso dall’Assam, il concorso era riservato agli Istituti alberghieri della regione. Giunto alla quarta edizione, nonostante gli impedimenti e le restrizioni imposte dal Covid-19 nell’ultimo anno, dopo i primi e i secondi piatti, il concorso biennale in questa edizione è planato sui dolci.

L’obiettivo di Tipicità è quello di diffondere, nei ragazzi delle scuole alberghiere, la conoscenza dei prodotti della biodiversità attraverso un “percorso didattico” che, dagli approfondimenti e ricerche sulla storia di un determinato prodotto del repertorio regionale, dei suoi trasformati e derivati e del suo legame col territorio, arrivi alla creazione, quest’anno, di un dolce particolare che valorizzi le peculiarità della frutta biodiversa.

Le studentesse dell’alberghiero di Senigallia

Gli Istituti vincitori, abbinati nella competizione (quarte classi del corso di pasticceria), sono stati il Panzini di Senigallia, con la ricetta Figo del Conero e l’Ulpiani di Ascoli Piceno che ha proposto la Rosina da Ascoli.

Il dolce La Rosina da Ascoli dell’Ulpiani di Ascoli Piceno

Il premio, del valore di 2 mila euro, è costituito da due kit di attrezzature da pasticceria per potenziare la dotazione tecnologica delle scuole. «È un bellissimo concorso che approccia al momento formativo la conoscenza dei prodotti agricoli e le eccellenze della biodiversità agraria marchigiana – ha evidenziato il vicepresidente della Regione Marche Mirco Carloni, assessore all’Agricoltura, durante la premiazione – La conoscenza è un fattore determinante per non perdere il sapore della biodiversità. Il fatto di tenere viva questa cultura tra i più giovani, prossimi professionisti della ristorazione, è veramente meritorio».

Mirco Carloni, vicepresidente e assessore all’Agricoltura della Regione Marche

Carloni ha rimarcato come l’unione dell’agricoltura all’enogastronomia diventi un fattore vincente: «Sarà anche il focus principale del Distretto del cibo che stiamo creando, con cui vorremmo anche rappresentarci a Dubai il prossimo anno nella settimana del cibo e dell’agricoltura. Lì dovremo andare come sistema Marche a rappresentare la peculiarità e la vitalità della nostra enogastronomia, dei prodotti della nostra terra. L’agricoltura – ha concluso Carloni – è la forza delle Marche che hanno bisogno di distinguersi per non estinguersi sui mercati a maggiore valore aggiunto».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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