Fermo – A luglio arriva Julian il figlio di Bob Marley

Chiuderà la nona edizione del Bababoom Festival

Fermo, 14 gennaio 2020 – Con l’arrivo del nuovo anno l’Associazione Culturale Bababoom è pronta ad annunciare i primi artisti che calcheranno i palchi della nona edizione del Bababoom Festival, dal 18 al 25 luglio in una Marina Palmense rinnovata e ancor più favolosa.

Il primo artista internazionale confermato porta il cognome del leggendario Re del Reggae, Robert Nesta Marley detto Bob, che quest’anno è candidato al prestigioso premio Grammy Awards 2019 con il suo ultimo album “As I Am”. Stiamo parlando di Julian Marley a cui sarà dedicata l’ultima giornata del festival, sabato 25 luglio, per concludere al meglio la nona edizione.

Julian Marley

Nato a Londra negli anni ’70, Julian Marley si divide durante la sua adolescenza tra Inghilterra e Giamaica. Musicista eclettico (suona 4 strumenti) all’età di 5 anni ha già registrato una demo nella casa della famiglia Marley a Kingston (Giamaica). Con il suo album di debutto, “Lion In The Morning”, appena ventenne, inizia una lunga carriera, con quattro album pubblicati, numerosi tour in giro per il mondo e due nomination al Grammy Awards (2009 e 2019).

La stessa sera in cui si esibirà Julian Marley è confermata anche la presenza della band vincitrice del Bababoom Band Contest 2019: Rocky & the Dangerrots. La band emergente pugliese ha vinto di un solo punto la scorsa edizione del concorso nazionale promosso dall’Associazione Culturale Bababoom.

Le nuove iscrizioni per il concorso dedicato alle band emergenti italiane apriranno il 1 febbraio 2020 e presto saranno svelate tante novità che andranno ad aumentare il prestigio di questo concorso nazionale unico nel suo genere.

Ma non finisce qui, tantissimi sono ancora gli artisti da annunciare che saranno presenti, non solo sul Main Stage del festival, ma anche nelle aree musicali secondarie come la Dub Area, la Dancehall Area e la Beach yard.

È bene ricordare agli interessati che il Bababoom festival offre un abbonamento completo per tutte le otto giornate del festival che include il campeggio, in promozione fino al 15 gennaio a soli 95 euro. I biglietti sono acquistabili direttamente online dal sito web www.bababoomfestival.it o in uno dei molti punti vendita Ciao Tickets sparsi per la penisola. I posti in campeggio sono limitati.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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