Dante in musica: vita nuova e commedia all’Abbazia di Sant’Urbano

Ad Apiro domenica 11 luglio con i solisti dell’Accademia d’Arte Lirica di Osimo

Pesaro Urbino, 3 luglio 2021 – L’Accademia d’Arte Lirica di Osimo prosegue nel suo omaggio a Dante nella ricorrenza dei 700 anni dalla sua morte: i solisti della storica istituzione osimana, insieme alla pianista Valeria Picardi, propongono domenica 11 luglio alle ore 18.30 “Dante in Musica: Vita Nuova e Commedia” nell’affascinante cornice dell’Abbazia di Sant’Urbano ad Apiro, con l’introduzione di Lucilla Niccolini.

Dopo il ciclo di concerti in streaming dal Teatro La Nuova Fenice di Osimo e l’evento nel Cortile d’Onore di Palazzo Ducale di Urbino, ad Apiro si canteranno musiche sui versi del sommo Poeta: dai sonetti e le ballate di Vita Nuova – messi in musica da Castelnuovo Tedesco, Mario Pilati e persino in russo da Taneev – alle terzine della Divina Commedia che hanno ispirato compositori marchigiani come Rossini, Silveri, Monti, Marchetti, Alaleona, ma anche Donizetti e Verdi.

C’è anche una nuova composizione di Salvatore Passantino, non ancora trentenne ma già affermato compositore (sue le musiche dell’opera Rispondimi bellezza al Pergolesi Spontini Festival di Jesi nel settembre 2020 e di Dormire, guarire forse al Teatro Coccia di Novara, lo scorso giugno).

Solisti dell’Accademia d’Arte Lirica di Osimo

Provengono da Kazakhstan, Georgia e Russia i cinque solisti: i soprani Lyaila Alamanova e Mariia Krylova, i mezzosoprani Magda Chichiashvili e Nutsa Zakaidze, il baritono Sultan Bakytzhan. Sono tutti allievi dell’Accademia osimana che da oltre 40 anni forma e perfeziona nell’arte lirica giovani cantanti di tutto il mondo.

L’evento è realizzato in collaborazione con il Comune di Apiro e l’Abbazia di Sant’Urbano – Valle San Clemente.

Info 0731-816222. Per prenotazioni https://bit.ly/liricasanturbano. Posto unico 8 euro. Obbligatorio l’uso della mascherina.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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