Ancona – “Piazza Artigiana” in Piazza Pertini

Dal 17 al 19 novembre al via la seconda edizione delle eccellenze del gusto e dell’artigianato made in Marche. Oltre 40 espositori presenti

Ancona – L’eleganza del calzaturiero e della pelletteria, i sapori delle tipicità locali, la creatività dell’artigianato artistico. Per tre giorni Piazza Pertini si trasforma in “Piazza Artigiana”. L’evento, organizzato da Temporary Events Organization (T.E.OR.) in collaborazione con la Confartigianato Imprese Ancona – Pesaro e Urbino e con il patrocinio del Comune di Ancona, si terrà venerdì 17, sabato 18 e domenica 19 novembre e porterà in piazza oltre 40 espositori provenienti da tutte le Marche, dalle ore 9 alle ore 20.

Il vicesindaco e assessore alle Attività produttive, Pierpaolo Sediari, ha sottolineato: «Piazza Artigiana si inserisce in un contesto di iniziative curate da Confartigianato che si svolgeranno per tutto il mese di Novembre a Piazza Pertini. In questa occasione l’obiettivo è dare risalto all’artigianato di qualità, in una cornice che deve essere una sede dedicata ala rappresentazione delle economie e degli operatori dell’artigianato, anche alimentare».

Giacomo Delsere, ha ribadito l’importanza della preziosa collaborazione tra i maestri artigiani e gli alunni delle scuole. Collaborazione che è al centro di un progetto educativo dell’istituto Ipsia di Senigallia, rappresentato della prof.ssa Baldini. Grazie all’incontro con le realtà produttive, i giovani acquisiscono competenze tecnico-produttive, ma apprendono anche come gestire il rapporto con il consumatore sul campo, nell’ambito di manifestazioni come quella che si svolgerà ad Ancona questo fine settimana.

Ancona – La presentazione di Piazza Artigiana

A Piazza Artigiana saranno proposte le eccellenze del gusto e dell’artigianato marchigiano in una colorata e vivace esposizione dove sarà possibile acquistare direttamente dai produttori. Nell’area dedicata al food ci saranno prodotti caseari, di norcineria, olio, birra, prodotti da forno, vino, legumi e cereali. Tra gli stand capi d’abbigliamento, accessori, calzature e pelletteria, bigiotteria e tanto altro.

Presente a Piazza Artigiana anche l’Emporium Marche, esposizione e vendita del miglior artigianato artistico del territorio con  manufatti unici, opera dei maestri artigiani che partecipano al progetto “La Via Maestra” della Confartigianato.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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