Ancona – Medici Senza Frontiere a Ti Ci Porto Festival

In programma l'evento #UMANI.EMOZIONI. Storie di gioia, paura, rabbia, dolore, speranza, dalla voce degli operatori umanitari

Ancona, 17 luglio 2018 – Ti Ci Porto e Medici Senza Frontiere, una collaborazione ormai consolidata che si concretizza di nuovo quest’anno in un evento che racconta in modo nuovo e artistico le attività che MSF realizza in tutto il mondo da oltre 40 anni: le testimonianze e le emozioni degli operatori che si confrontano tutti i giorni con le sofferenze delle popolazioni che non hanno accesso alle cure o sono colpite da guerre e catastrofi naturali.

Giovedì 19 luglio dalle 21.00 negli spazi antistanti il Molo Rizzo, avrà luogo l’evento #UMANI.EMOZIONI. Storie di gioia, paura, rabbia, dolore, speranza, dalla voce degli operatori umanitari di MSF: un contenitore di esperienze, letture, musiche e performance creative per descrivere le emozioni che accomunano tutti gli esseri umani, condivise dagli operatori di MSF e dai loro pazienti.

Queste emozioni saranno raccontate in prima persona da due operatori umanitari anconetani, Cristina Marconi e Andrea Mastromarco, entrambi logisti di MSF, e da Roberto Scaini, medico e vice presidente MSF e saranno interpretate attraverso un reading a cura di Martina Sulpizi e cinque performance musicali di alcuni fra i migliori artisti locali. Micol Mancini (voce e chitarra) darà voce alla gioia, Igor Pitturi (voce, chi starà e performance) alla paura, Dj Kame (turntablism) interpreterà la rabbia, Lorenzo Ricci (chitarra elettrica) il dolore, Alessandro Pellegrini (voce, piano e chitarra) la speranza.

Ancona – Il giornalista e scrittore Pierfrancesco Curzi

L’evento, introdotto da Annamaria Mandese, coordinatrice del Gruppo MSF di Ancona e da Tommaso Aveta direttore artistico del Festival, sarà moderato da Pierfrancesco Curzi, giornalista e scrittore, da tempo impegnato in contesti di guerra ed emergenze umanitarie.

Medici Senza Frontiere realizza progetti in circa 70 paesi al mondo e nel 2016 ha effettuato più di 9 milioni e mezzo di visite mediche, ha effettuato oltre 92.000 interventi chirurgici, aiutato a nascere più di 250.000 bambini. Tra gli esponenti più illustri dell’organizzazione, l’infettivologo marchigiano Carlo Urbani, morto nel 2003 in Vietnam mentre si occupava dell’emergenza Sars, che è stato anche presidente nazionale di MSF.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Femminicidio e violenza di genere

104 le vittime in Italia nel 2022. Quattro nelle Marche


Camerano, 2 dicembre 2022 – “Il Rapporto annuale sulla violenza di genere rappresenta uno strumento necessario dal quale partire per affrontare un fenomeno sempre più complesso. I numeri sono il primo strumento per comprendere la portata di un fenomeno che, purtroppo, non accenna a rallentare”. Lo ha detto il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli sottolineando la valenza del Report annuale sulla violenza di genere nelle Marche per il 2021

Sono 104 le vittime in Italia nel 2022. Numeri spaventosi di vite spezzate, che coinvolgono anche il presente e il futuro di centinaia di minori. In due anni, si contano infatti 169 orfani per femminicidio, un terzo dei quali rimasto orfano anche del padre“, ha evidenziato Acquaroli.

(foto: Ikon Images / AGF – Copyright: Gary Waters)

Un fenomeno, quello della violenza di genere, che non accenna a rallentare e che si manifesta sotto moltissime forme, di cui l’omicidio resta la più ingiustificabile e orrenda punta dell’iceberg: violenza fisica, violenza psicologica, violenza sessuale, violenza economica, molestie e stalking, revenge porn, fino ad arrivare alle violenze legate a tratta e sfruttamento, stupro di guerra, mutilazioni.

Nel 2021, nelle Marche, si sono rivolte ai Centri Anti-Violenza 663 utenti (il 91% delle quali risulta essere un nuovo accesso). Ben 180 in più dell’anno precedente. Nel 2020 erano 483. Nel 2019 erano 471. Sono quattro le vittime che nelle Marche hanno perso efferatamente la vita nel corso del 2022.

Al di là dei numeri, comunque e sempre inaccettabili, che registrano un malessere in certi maschietti fatto di mancanza di rispetto, incapacità nell’accettare i ruoli, limiti culturali profondi e, in qualche caso, addirittura disprezzo per l’altro, sul fronte dei femminicidi resta ancora parecchia strada da percorrere: da parte delle istituzioni, delle forze dell’ordine, delle associazioni di categoria, della scuola.

Non è semplice, e non è detto che si arrivi davvero ad eliminare il problema. Troppo diffuso il fenomeno, troppo complicati certi rapporti interpersonali, troppo poche le forze dell’ordine messe in campo per affrontarlo. Questo però non significa che non si debba fare di tutto e di più per limitarlo quanto più possibile.

Ai maschietti, a certi maschietti, dico che se ne devono fare una ragione: una donna, la tua donna, non è una tua proprietà. Non puoi essere tu a scegliere – a pretendere – quel che deve fare, quello che può dire, come si deve vestire, chi frequentare, come vivere. Ma, peggio ancora, non puoi pretendere – pena l’eliminazione – che debba amare sempre e solo te. Tu maschietto, devi sapertelo guadagnare il rispetto e l’amore di una donna (vale per entrambi), e c’è un solo modo a tua disposizione per non riuscirci mai e fallire: dare per scontato che tu sei Dio. Mentre, in realtà, sei solo un piccolo uomo incapace di relazionarti con le sconfitte che la vita ti pone di fronte continuamente.

Chiudo con le parole pronunciate a Fano il 25 novembre scorso da Ignazio La Russa, attuale presidente del Senato: “Per arginare questo fenomeno serve un atto culturale. La società veramente pretende che il rispetto di una donna non abbia eccezioni. Un reato commesso nei confronti di una donna, perché ella è una donna, è un abominio nel senso vero del termine. Non bisogna offrire alibi, non bisogna mai offrire vie di fuga. Quando si uccide una donna, bisogna dire è stata uccisa senza ragione una donna, cominciamo a dire questo e avremo fatto un passo avanti”.

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