Amandola (FM) – I nuovi manager dell’innovazione alla corte di Tipicità

Novità per la II edizione del master Unicam dedicato alla creazione di start-up: dalla partecipazione a Tipicità al Premio Rotary

Amandola (FM), 16 febbraio 2020 – La seconda edizione del master in Manager dei processi innovativi per le start-up culturali e creative, promosso dall’Università di Camerino e inserito nel più ampio progetto Amandola Training Centre, quest’anno vede l’introduzione di importanti novità.

Master Amandola – Il presidente del Rotary Club Ancona 25-35 Sergio Sarnari e alcuni docenti

Sabato 7 marzo gli studenti parteciperanno all’apertura di Tipicità 2020, il più importante evento agroalimentare della regione, che coinvolge oltre trecento realtà tra produttori ed aziende. I ragazzi potranno conoscere in maniera approfondita la grande macchina organizzativa della manifestazione oggi considerata exemplum di promozione e marketing territoriale; inoltre, la settimana prima dell’inaugurazione il patron di Tipicità Alberto Monachesi terrà una speciale lezione in aula dal titolo “Organizzazione e gestione di eventi enogastronomici”.

Master Amandola – La classe con il Direttore Master Prof. Francesco Casale

L’altra importante novità è rappresentata dal Premio Start Me Up, ideato dal Rotary Club Ancona 25-35 con la collaborazione del Rotary Alto Fermano Sibillini, del Rotary Club Camerino e con il patrocinio del Distretto Rotary 2090. Gli iscritti al master avranno l’opportunità di presentare il business plan della propria idea imprenditoriale a una commissione appositamente costituita, che ne valuterà le potenzialità e la realizzabilità. Al vincitore verrà assegnato un premio in denaro messo a disposizione dai tre Rotary Club coinvolti nel progetto, al fine di affrontare i primi costi di creazione della propria impresa; inoltre potranno contare su un intero anno di consulenze gratuite offerte dai vari professionisti soci dei club.

Master Amandola – La classe con la docente di Comunicazione dottoressa Chiara Giacobelli

«Il nostro distretto del Rotary, che comprende le quattro regioni di Marche, Abruzzo, Umbria e Molise, da qualche anno realizza progetti volti alla ripresa del tessuto imprenditoriale nelle aree colpite dal sisma del 2016 – spiega il presidente del Rotary Club Ancona 25-35 Sergio SarnariScopo del bando è favorire interventi rivolti ai giovani, che abbiano la capacità di rilanciare tanto i prodotti e le eccellenze locali, quanto l’immagine e la vocazione turistica della regione. È infatti vitale sostenere il futuro del nostro territorio attraverso le nuove generazione, l’innovazione e la promozione della cultura».

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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