Ad Ancona le leggende di “Tutto il calcio minuto per minuto”

Presso l’auditorium della Confartigianato i ‘matador’ storici della trasmissione radiofonica

Ancona – Un omaggio a una straordinaria trasmissione che ha fatto la storia della radiofonia, regalando momenti indimenticabili e che ancora oggi, ininterrottamente da quasi sessant’anni, scandisce le imprese del calcio italiano.

Uno speciale ‘amarcord’ questa sera mercoledì 27 ore 21 presso l’auditorium del centro direzionale della Confartigianato in via Fioretti 2/a ad Ancona, dedicato a “Tutto il calcio minuto per minuto” nell’ambito del Festival sul Giornalismo d’Inchiesta.

Saranno presenti i personaggi simbolo: Riccardo Cucchi, Massimo Carboni, Simonetta Martellini, Ezio Luzzi, Nicoletta Grifoni. Maurizio Socci Paolo Papili condurranno l’incontro che si prospetta ricco di racconti, aneddoti, ricordi.

La trasmissione, ideata da Guglielmo Moretti, dopo le prime puntate sperimentali nel 1959, debuttò ufficialmente il 10 gennaio 1960. Negli anni Settanta ed Ottanta, senza la concorrenza televisiva, toccò punte di 25 milioni di radioascoltatori.

L’incontro, dedicato alle leggende della radiocronaca sportiva, è parte del nutrito cartellone di eventi previsto dalla sesta edizione del Festival sul Giornalismo d’Inchiesta delle Marche, organizzato da Ju-Ter Club Osimo e Circolo +76, con il patrocinio del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e dell’Ordine delle Marche, e del quale la Confartigianato Imprese Ancona – Pesaro e Urbino è partner ufficiale.

La Confartigianato supporta e promuove l’iniziativa, che richiama ad Ancona, Osimo, Castelfidardo e Filottrano autorevoli rappresentanti dei media, promuovendo una riflessione sull’attualità e l’analisi critica dei fatti e dei cambiamenti cui è sottoposto il nostro quotidiano.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

“Perché noi siamo amore…”

Giornata di San Valentino 2021


Camerano, 14 febbraio 2021 – Facciamo un po’ di storia sulla festa degli innamorati senza arrivare a scomodare l’antica Roma dei Cesari. La leggenda narra che il santo avrebbe donato a una fanciulla povera una somma di denaro necessaria come dote per il suo sposalizio, che, senza di questa, non si sarebbe potuto celebrare, esponendo la ragazza priva di mezzi e di altro sostegno al rischio della perdizione. Il generoso dono – frutto di amore e finalizzato all’amore – avrebbe creato la tradizione di considerare il santo vescovo Valentino come il protettore degli innamorati.

La più antica Valentina di cui sia rimasta traccia risale al XV secolo e fu scritta da Carlo d’Orléans, all’epoca detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415). Carlo si rivolge a sua moglie (la seconda, Bonne di Armagnac) con le parole: Je suis desja d’amour tanné, ma tres doulce Valentinée… (Sono già malato d’amore, mia dolcissima Valentina).

Inoltre, alla metà di febbraio si riscontrano i primi segni di risveglio della natura; nel Medioevo, soprattutto in Francia e Inghilterra, si riteneva che in quella data cominciasse l’accoppiamento degli uccelli, quindi l’evento si prestava a essere considerato la festa degli innamorati.[

A dare impulso alla festa, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, e per imitazione anche altrove, è stato lo scambio di valentine, bigliettini d’amore spesso sagomati nella forma di cuori stilizzati o secondo altri temi tipici della rappresentazione popolare dell’amore romantico: la colomba, l’immagine di Cupido con arco e frecce… (nella foto, Amore e Psiche, particolare della scultura del Canova). La Greeting Card Association ha stimato che ogni anno venivano spediti il 14 febbraio circa un miliardo di biglietti d’auguri. Si è andati avanti così fin quasi alla fine degli anni 2000, anche grazie ad alcuni imprenditori statunitensi come Esther Howland che iniziarono a produrre biglietti di san Valentino su scala industriale.

Oggi non si fa quasi più, gli innamorati del 2020 preferiscono scambiarsi scatole di cioccolatini, fiori, qualche gioiello. Senza dimenticare miliardi di frasi sdolcinate scambiate via Whatsapp e Instagram.  E impazza festeggiare al ristorante. Pienissimi quest’anno, ma a pranzo e non più a cena per via della pandemia.

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C’è chi condanna questa festa additandola come un’operazione puramente commerciale, ma sono per larga parte innamorati delusi o cornuti traditi. Altri, sostengono che se ami qualcuno devi dimostrarlo tutto l’anno e non solo il 14 febbraio.

Sia come sia, e che piaccia o no, è indubbio che l’amore muova il mondo: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, scriveva Dante Aligheri nell’ultimo verso della sua Divina Commedia. E se lo diceva lui…

Che esista un giorno deputato a celebrare l’amore, alla fine, non fa male a nessuno. Ed è giusto che i nostri ragazzi – ma vale per tutti gli innamorati e le coppie del mondo – possano sognare e pensare l’amore che stanno vivendo come unico, irripetibile e per sempre. Certo, è uno dei più grossi inganni che l’esistenza possa riservare, ma non diciamoglielo mai.

Perché viverlo, l’amore, produce il più grande stravolgimento ormonale, emotivo e sensoriale che si possa provare nell’arco di una vita. Non esiste nient’altro al confronto, “Perché noi siamo amore”, come canta il professor Roberto Vecchioni in Chiamami ancora amore (video allegato).

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