A Fabriano e Ostra si parla di lotta alla criminalità organizzata

Due appuntamenti, oggi e domani, con la testimonianza del Generale Angiolo Pellegrini

Fabriano/Ostra, 18 ottobre 2018 – Nel periodo più drammatico ed eroico della guerra a Cosa Nostra uno sparuto gruppo di uomini coraggiosi combatterono davvero e diedero speranza alla Sicilia. Nello stesso periodo vennero uccisi Dalla Chiesa, D’Aleo, Chinnici, Cassarà, Montana. Forse caddero inutilmente, perché il vero nemico rimase senza volto: un oscuro e ambiguo potere che negó mezzi, risorse e possibilità.

In fondo, a voler vincere quella guerra, erano davvero in pochi. Uno di quegli uomini era l’allora Capitano dei Carabinieri Angiolo Pellegrini, Comandante della Sezione Anticrimine dell’Arma dei Carabinieri, che con amarezza ricorda: “Potevamo arrestarli tutti, mafiosi e pezzi infedeli dello Stato, ma qualcuno ai piani alti, sul più bello, si è tirato indietro“.

Dopo la pausa estiva le Agende Rosse di Ancona e provincia tornano organizzando due appuntamenti in cui sarà possibile ascoltare la testimonianza del Generale Angiolo Pellegrini, che racconterà quali sono stati allora, e quali sono oggi, gli ostacoli e gli interessi che si frappongono ad una vera lotta alla criminalità organizzata.

Gli incontri si terranno giovedì 18 ottobre a Fabriano (AN), alle ore 17 presso la Sala Ubaldi in via Cappuccini, e venerdì 19 ottobre a Ostra (AN), alle ore 21 al Teatro La Vittoria.

Eventi patrocinati dal Consiglio Regionale – Assemblea Legislativa delle Marche e dal Comune di Ostra, come sempre ad ingresso libero e gratuito.

 

redazionale


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

© riproduzione riservata


link dell'articolo