Loreto – Commemorazione defunti 1, 2 e 4 novembre

Bus navetta l’1 e il 2 per e dal cimitero. Tutto il programma

Loreto – L’Amministrazione comunale in collaborazione con le Associazioni Combattentistiche e d’Arma invita le Autorità, gli Enti, le Scuole e la cittadinanza tutta alle cerimonie che si svolgeranno con il seguente programma:

Mercoledì 1 novembre

Loreto – Interno della Basilica Santa Casa
  • ore 10.00 S. Messa – Basilica Santa Casa di Loreto
  • ore 11.00 Resa degli onori e deposizione corona di alloro nel Parco della Rimembranza (Caduti Guerra 1915-1918); Deposizione mazzo di fiori presso la lapide F.lli Brancondi in Piazza della Madonna; Resa degli onori e deposizione mazzo di fiori in Piazza Garibaldi

(Civico Cimitero)

  • ore 14.30 Ritrovo all’ingresso. Resa degli onori e deposizione di corone di alloro sulle tombe dei caduti;
  • ore 15.00 S. Messa celebrata da S.E. Mons. Fabio Dal Cin. Partecipa la Banda cittadina

Giovedì 2 novembre

Loreto – Commemorazione presso il cimitero militare polacco

Cimitero Militare di Guerra Polacco

  • ore 11.00 S. Messa celebrata da un Prelato Polacco con la presenza dei rappresentanti dell’Ambasciata Polacca a Roma. Resa degli onori sulle tombe dei Caduti Polacchi (Armata Anders 1944-1945)

Sabato 4 novembre

  • ore 21.00 S. Messa nella Chiesa di S.Flaviano – Villa Musone

A seguire deposizione di una corona di alloro al Monumento ai Caduti

  • ore 22.00 Incontro nel salone parrocchiale con i Reduci, le Autorità, gli studenti dell’Istituto Comprensivo G. Solari di Loreto e la presenza della Corale Santa Cecilia.

Nei giorni 1 e 2 novembre è previsto un servizio di bus navetta con itinerario “Loreto Centro – Loreto Civico Cimitero”, con il seguente orario:

  • partenza da Piazza Basili: 9.00 – 10.15 – 14.00 – 15.00
  • ritorno dal Civico Cimitero: 10.20 – 11.20 – 16.10 – 17.00.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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