Ecco le prime finaliste marchigiane al concorso Miss Reginetta d’Italia

Sono Monia Ferrini di Monte San Giusto, Rebecca Tudisco di Castelfidardo, Sofia Tirabassi di Ascoli Piceno e Viola La Torre di Sirolo

Loreto, 16 giugno 2022 – Estate, tempo di bellezza, quella che muove il turismo balneare, di piacevole leggerezza, mare, sole e la piacevole brezza delle serate. E le notti sotto le stelle lanciano le prime Miss. Monia Ferrini di Monte San Giusto (dalla provincia di Macerata), Rebecca Tudisco di Castelfidardo, Sofia Tirabassi di Ascoli Piceno e Viola La Torre di Sirolo sono le prime quattro finaliste regionali di Miss Reginetta d’Italia.

Ora dovranno guadagnarsi la finale nazionale da un palco importante di una bellissima località turistica delle Marche, che l’organizzazione, curata dall’Associazione Evra di Loreto, non intende svelare.

Le prossime selezioni si terranno venerdì 17 giugno presso: Bagni Fiore (Porto Recanati), e domenica 19 giugno in Piazza Leopardi a Recanati, sempre alle ore 21. 00.

La prima classificata è Monia Ferrini, 22 anni di Monte San Giusto, lavora già come fotomodella e animatrice: «Da grande vorrei entrare nel mondo dello spettacolo, in televisione, come fotomodella. Inoltre, ho una grande passione per il ballo e la moda».

La seconda finalista è Rebecca Tudisco, una ragazza ventenne di Castelfidardo, che lavora nel settore del Hair Styling. La terza classificata è la giovanissima Sofia Tirabassi di Ascoli Piceno, 16 anni ad agosto, frequenta il terzo anno del Liceo linguistico, non per nulla ama le lingue che spera di continuare a perfezionare anche all’università. È una grande sportiva, ha alle spalle dieci anni di nuoto e fa palestra. Il suo sogno è poter diventare indossatrice.

La quarta classificata si chiama Viola La Torre di Sirolo, ha 17 anni, frequenta l’Istituto Alberghiero di Loreto. È appassionata di fotografia e ama la danza classica. Il suo sogno è diventare fashion event manager o modella.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Notte di San Lorenzo, notte di sogni e di speranza

Con il naso all’insù per le stelle cadenti


Camerano, 10 agosto 2022 – Lo confesso, sono tante le notti di San Lorenzo che ho passato con il naso all’insù aspettando di veder cadere una stella. E confesso, anche, di aver espresso desideri nascosti a quella scia luminosa affidandogli, nel breve arco di tempo e di spazio del suo sfrecciare nel buio, la possibile realizzazione dei miei sogni. Credendoci, credendoci davvero, tanto era la voglia che mi portavo dentro di vederli concretizzati.

L’ho fatto sin da quando, bambino, ho appreso dell’esistenza di questo credo popolare. E lo faccio ancora oggi, nonostante la tarda età e la consapevolezza sia solo un credo popolare e niente di più. Crescendo, per molti anni ho abitato in un Comune il cui motto è: “Ad sidera tendit”, volgarmente tradotto “tendere alle stelle” proiettati verso l’alto. Qualcosa vorrà pur dire!

Ho affidato alle stelle cadenti il mio desiderio di riuscire ad acquistare per mio conto la prima motocicletta e correrci, e dopo un po’ il desiderio s’è avverato. Gli ho affidato quello di riuscire a pubblicare il mio primo romanzo e, tac! dopo un po’ l’ho pubblicato. Stessi affidi per un amore, per la nascita di un figlio, per realizzare il sogno di avere un giornale tutto mio. Tutti concretizzati.

Lo so. Lo so benissimo che con tutta probabilità quei sogni si sarebbero realizzati anche senza l’affido alle stelle cadenti, ma l’averlo fatto in tempi non sospetti ogni volta mi trasmetteva una speranza in più. Come se da lassù, nel profondo blu cobalto del cielo, una forza superiore potesse lavorare a mio favore: le stelle cadenti, e non un Dio, scelte forse a discapito del secondo perché non credente. Ma in fondo, in fondo, dove sta la differenza?

Credo di non essere l’unico essere umano ad averlo fatto. Credo, anzi, d’essere in buona compagnia. Gli individui, donne e uomini, nel proprio intimo più nascosto sanno di aver bisogno di una qualche entità capace di non farli sentire soli. Soli e disarmati di fronte alla quotidiana guerra contro il destino e le avversità. Contro le proprie debolezze.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…” ha scritto William Shakespeare ne: La Tempesta intorno al 1610, aggiungendo: “… e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.

E allora, che cosa c’è di meglio dell’affidare i nostri sogni, la nostra vita, ad una stella cadente nel breve spazio e tempo della sua traiettoria luminescente nella volta del cielo? Male non fa.

Questa notte, l’ennesima, starò con il naso all’insù nella speranza di vedere una scia luminosa. Ormai ho poco da affidargli, se non la speranza di continuare ancora per un po’ in buona salute. Per me e per i miei cari. Per il resto, quel che c’era da realizzare l’ho in parte realizzato e in parte no, sudando comunque parecchio. E non saprò mai se loro, le stelle cadenti, mi abbiano davvero dato una mano. Scientemente, non lo credo, ma mi piace pensare che me l’abbiano data. E spero dal profondo l’abbiano data anche a voi. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

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