Al via la prevendita per il concerto di Riccardo Muti a Loreto

La prima rete della Rai trasmetterà il concerto del 14 luglio integrato dalle immagini di quello a Lourdes del 11 luglio

Loreto, 17 giugno 2022 – Dalle ore 10 di sabato 18 giugno è possibile acquistare in prevendita, su www.ravennafestival.org, i biglietti per il concerto di Riccardo Muti a Loreto di giovedì 14 luglio, con inizio alle ore 21.30.

Il Concerto dell’Amicizia, organizzato dal Ravenna Festival in collaborazione con la Regione Marche, la Delegazione Pontificia e il Comune di Loreto, si effettuerà nella Piazza del Santuario Pontificio della Santa Casa di Loreto, sul sagrato della Basilica.

Il maestro Riccardo Muti (foto di Todd Rosenberg per gentile concessione della riccardomutimusic)

Due i Concerti dell’Amicizia diretti dal maestro Riccardo Muti: lunedì 11 luglio, alle 21, il Santuario di Nostra Signora di Lourdes accoglierà il primo dei concerti nell’esplanade, la piazza antistante la basilica eretta fra fine Ottocento e inizio Novecento traendo ispirazione dalla simbologia del Rosario (e dall’architettura bizantina). In questo caso l’appuntamento è organizzato con L’Offrande Musicale, rassegna che – mentre celebra la bellezza naturale e ricchezza culturale del dipartimento degli Alti Pirenei in cui si svolge – si impegna a favorire la partecipazione del pubblico disabile.

Giovedì 14 luglio, alle 21.30, il secondo concerto presso il Santuario Pontificio della Santa Casa di Loreto.

Riccardo Muti, in entrambi i concerti, guiderà la sua Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e il Coro che unisce artisti italiani e ucraini: tra l’apertura del Magnificat di Vivaldi, con il soprano Arianna Vendittelli e il contralto Margherita Sala, e le voci di cento bambini che si levano nell’Ave verum corpus di Mozart, il programma abbraccia il Concerto n. 1 K 412 di Mozart affidato al cornista Felix Klieser, lo Stabat Mater e il Te Deum di Verdi, il canto di una donna e un bambino, un salmo della liturgia ortodossa, canti in basco e occitano.

In merito a Loreto, secondo la tradizione, nel 1291 gli angeli collocarono qui la casa di Nazareth in cui visse Maria, trasportata in volo dalla Palestina. Il più importante santuario mariano in Italia diventa così l’altro vertice di questo viaggio, che nel culto della Madonna trova ragione anche di una dedica a Mariupol – la città, appunto, di Maria; dedica che si estende idealmente alle vittime di tutte le guerre (oltre 160 in corso nel mondo, secondo il censimento dell’Università di Uppsala). L’appuntamento a Loreto è reso possibile dal determinante contributo della Regione Marche e dal sostegno di Bper Banca e di Rai, che trasmetterà il concerto sulla prima rete, integrato con immagini da Lourdes.

 

redazionale

© riproduzione riservata


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

© riproduzione riservata


link dell'articolo