Vergassola & Seneca quartet, apertura col botto del 42° Pif

Mercoledì 13: serata di Alici e Calici in piazza della Repubblica e “La Ballata delle acciughe”

Castelfidardo – Un binomio inedito, un inizio originale e scoppiettante. Un comico sul palco del Premio Internazionale di fisarmonica, apre le serate di questa 42^ edizione mercoledì 13 alle 21.30 in piazza della Repubblica (ingresso gratuito, Auditorium San Francesco di via Mazzini in caso di maltempo).

Il comico, conduttore e cantautore Dario Vergassola chiamato all’apertura del Pif 2017

La folgorante ironia, la dirompente parlantina, l’estro di Dario Vergassola accompagnato da un quartetto di eccellente livello che pone al centro lo strumento ad ancia, si traducono in una godibilissima “ballata delle acciughe” con vista su pregi e difetti dell’umanità.

«Un contesto teatral musicale che rappresenta una novità per il nostro Premio e ne arricchisce i contenuti con un approccio meno classico ma trasversale; a Vergassola abbiamo chiesto di personalizzare appositamente lo spettacolo tratto dal suo romanzo, inserendo divagazioni su Castelfidardo e la fisarmonica» spiega il direttore artistico Christian Riganelli.

Giovanni Seneca e il suo quartetto accompagnerà Vergassola nella serata d’apertura del Pif, oltre a rivestire il ruolo di giurato della sezione world music del Premio

Tutto è possibile nei testi del noto attore e conduttore – ma anche cantautore – spezzino, valorizzati dalle musiche e dagli arrangiamenti di Giovanni Seneca (che al Pif ritroviamo nelle vesti di giurato della sezione world music), la cui chitarra si sposa con l’organetto e la fisarmonica dell’ottimo Danilo Di Paolonicola, le percussioni di Francesco Savoretti e il contrabbasso di Gabriele Pesaresi.

Agganciandosi al tema, la macchina organizzativa comunale ha costruito in collaborazione con l’associazione culturale “Marchigianamente” e l’associazione “Pescatori” di Portorecanati, l’evento “Alici e Calici” che dalle 18.30 permetterà di degustare bollicine di Marche (vini bianchi spumantizzati) e di mare (pesce azzurro).

 

redazionale


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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