Osimo – Peter Gomez chiude la sesta edizione del Festival sul giornalismo d’inchiesta

Denominatore comune delle sei serate un pubblico da tutto esaurito

Castelfidardo – A “Castello” è iniziato e a Castello è terminato questo sesto Festival sul giornalismo d’inchiesta, figlio dello Ju-ter Club Osimo in collaborazione con il Circolo culturale +76.  E con la direzione artistica firmata da Gianni Rossetti, presidente per circa vent’anni dell’Ordine dei giornalisti delle Marche e ora direttore della Scuola di giornalismo di Urbino.

Un’edizione itinerante del Festival da record questa del 2017 di cui può andare fiera Silvia Simoncini, presidente dinamica dello Ju-ter, grazie al tutto esaurito che ogni puntata ha registrato.

Mauro Valentini e Valeria Dentamaro

Partito la scorsa domenica, 24 settembre, con Mauro Valentini e il suo “Marta Russo: il mistero della Sapienza” presso la libreria Aleph di Castelfidardo nel pomeriggio, il Festival era proseguito la sera a Filottrano con Luca Verdone e l’omaggio (suo e del fratello Carlo), ad Alberto Sordi.

Filottrano – da sx: Armando Vitolo, Luca Verdone, Silvia Simoncini, David Coppari

Martedì 26 secondo appuntamento a Osimo, con un’intera giornata dedicata al corso riservato ai giornalisti iscritti all’Ordine su “Giornalismo e social network; con Sara Bertuccioli di La Repubblica e Paola Rosa Adragna, AGL, in veste di docenti.

Ancona – Nicoletta Grifoni, Riccardo Cucchi, Simonetta Martellini

Mercoledì 27, presso l’auditorium Confartigianato ad Ancona zona Baraccola, una serata amarcord sulla trasmissione radiofonica Tutto il calcio minuto per minuto, con in cattedra a raccontare aneddoti e difficoltà, Riccardo Cucchi, Nicoletta Grifoni e Simonetta Martellini.

Giovedì 28 settembre il Festival si era trasferito nuovamente ad Osimo per parlare di docufiction con il conduttore del Tg1 e di Sono Innocente (Rai3), Alberto Matano.

Alberto Matano e Gianluca De Martino

Venerdì 29, altro “mostro sacro” del giornalismo d’inchiesta: Sigfrido Ranucci, conduttore della celeberrima trasmissione “Report” (ereditata da Milena Gabanelli), ha svelato i retroscena e le difficoltà di quella che è considerata la trasmissione per eccellenza del giornalismo d’inchiesta.

Osimo – da sx: Guido Maurino Tgr, Sigfrido Ranucci e Patrizia Ginobili Tg3

Ieri, sabato 30 settembre, chiusura in bellezza come già detto a Castelfidardo con Peter Gomez direttore de Il Fatto Quotidiano e ora anche di MillenniuM, il mensile di approfondimento cartaceo con reportage esclusivi da consumare con lentezza per meglio entrare nei fatti. Una scommessa ardita in questi tempi di social network ma che, a detta di Gomez, sembrerebbe vinta visto il successo che il mensile ha registrato nei lettori.

Castelfidardo – da sx: Luca Falcetta, Peter Gomez, Desy D’Addario

La serata conclusiva di ieri ha presentato ad una sala gremita un Peter Gomez in forma, simpatico e ben disposto a raccontare un mestiere difficile, fatto di continue ricerche, approfondimenti, verifica continua delle fonti e degli indizi che vengono fuori da dossier secretati e intercettazioni varie.

Una grande esperienza la sua, partita alla scuola de Il Giornale e del suo mitico direttore Indro Montanelli che, di fronte alle perplessità del giovane cronista, gli ripeteva spesso: “Tranquillo, da domani la pagina dove c’è il tuo articolo verrà usata per incartare il pesce!”

Archiviata questa notevole edizione, ora lo Ju-ter Club Osimo e il direttore Rossetti si prenderanno qualche giorno di riposo, ma non poi tanto. Un Festival così impegna parecchio e per una settimana di durata richiede almeno dieci mesi di lavoro.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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