‘La prosa dice, la poesia fa’: il festival La Punta della Lingua

Domenica 19 giugno in Sala convegni a Castelfidardo con Bruno Tognolini

Castelfidardo, 11 giugno 2022 – Presso la Sala convegni di Via Mazzini, Castelfidardo ospita domenica 19 giugno uno degli appuntamenti de La Punta della Lingua, il festival internazionale di poesia nato nel 2006 che nelle 16 precedenti edizioni ha ospitato circa 650 autori, provenienti da Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Polonia, Romania, Paesi balcanici e Paesi baltici, per oltre 400 eventi complessivi che spaziano tra poesia, web, teatro, musica e cinema.

Bruno Tognolini con il microfono in mano

La proposta di domenica 19 giugno prevede l’incontro dal titolo La prosa dice, la poesia fa con Bruno Tognolini, scrittore “per bambini e per i loro grandi”, autore di libri (55 titoli coi maggiori editori nazionali), TV (quattro anni di Albero Azzurro e 11 di Melevisione), teatro, saggi, canzoni e opere digitali. È anche poeta ramingo, in giro per l’Italia da trent’anni per incontrare i lettori bambini e adulti. I suoi pochissimi romanzi hanno vinto bei premi, le sue moltissime filastrocche girano scuole e case d’Italia, i suoi libri hanno venduto in Italia, solo con Salani, oltre centomila copie.

La tappa di Castelfidardo sarà anche occasione per una speciale visita guidata al Museo Internazionale della Fisarmonica (ore 17,30). L’appuntamento è gratuito, ma la prenotazione è consigliata (info@museodellafisarmonica.it – 071 780 82 88).

Ricapitolando

domenica 19 giugno ore 18.00
Sala convegni – Via Mazzini 6
Bruno Tognolini
La prosa dice, la poesia fa
Rime e ritmi fuori dai libri e nel mondo

Dagli scongiuri agli spot pubblicitari, dai nomi dei brand agli slogan politici, dal poetry slam ai responsori della messa, dai cori degli stadi alle filastrocche dei nidi, e avanti fino alle poesie per i bambini, quelle d’autore e quelle inventate da loro: la parola ritmata è una tecnica sacra antichissima della voce umana, diffusa in forme virali nel nostro presente.

La lezione poetica di Bruno Tognolini passa in rassegna – in voce, testo, audio e video – queste forme d’uso della poesia nella vita di tutti i giorni.
Riservato ad un pubblico di bambini, genitori e vario popolo di lettori dai 9 ai 99 anni.

Co-organizzato dall’associazione di promozione sociale Nie Wiem e dal Comune di Ancona, con il patrocinio del Comune di Castelfidardo e di quelli di Recanati e Macerata, il sostegno della Regione Marche e con il contributo di La Mole Ancona, il Festival La Punta della Lingua vanta decine di partner, tra cui Radio3, Amat e Poliarte.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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