Finalissima del contest Cucina Tu al ristorante fidardense Amaranto’s

Domani sera, mercoledì 16 maggio, le cinque signore finaliste proporranno le loro ricette a base di gamberi rosa e asparagi al giudizio di due giurie, quella degli esperti e quella popolare

Castelfidardo, 15 maggio – Il contest Cucina tu che vi abbiamo già presentato, organizzato dal Ristorante Amaranto’s, avrà la sua degna conclusione con una cena spettacolo mercoledì 16 maggio durante la quale i primi 5 finalisti, in questo caso finaliste, aiutati da Mara Palanca e Antonio di Guglielmo, sous chef e chef del ristorante, si sfideranno per l’ultima volta davanti ad una giuria molto qualificata.

I nomi dei giurati verranno svelati prima della cena, per non ‘agitare’ i concorrenti. Ma non saranno gli unici a votare il piatto vincitore, è prevista infatti anche una giuria popolare composta da tutti i commensali presenti in sala. Dunque, chi volesse sostenere amici e parenti che hanno partecipato al contest non deve far altro che esserci.

Il divertimento è assicurato, sia per chi andrà a cena sia per i cinque finalisti: Sissi Feher, Sabrina Bruschi, Ory Papu Pamparana, Simona Benigni e Marisa Rossetti, che domani sera dovranno cucinare nuovamente le loro ricette a base di gamberi rosa e asparagi per poi sottoporli al giudizio definitivo.

Un ringraziamento speciale va agli sponsor della serata: Azienda Agricola Podere Santa Lucia (Alfonso), Pasta 600.27 di Carla Latini e Forno Dorico di Carlo Latini, Cooperlat Tre Valli, Pasticceria forno Mengarelli, Kruger.it, Corriere del Conero e Mancini Alessio prodotti ittici.

Per info e prenotazioni Ristorante Amaranto’s Via Adriatica 28 km 318,6 – Castelfidardo; tel. 0717825504
redazionale


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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