Concerti del Consiglio, si riparte domenica 25 novembre

Le “Dinamiche Collettive” dell’Accademia Pianistica Unisono aprono la nuova stagione

Castelfidardo, 22 novembre 2018 – Riprendono domenica 25 novembre i Concerti del Consiglio che vedono protagoniste le giovani leve della scuola civica di musica Soprani.

Al Salone degli Stemmi, ore 12:00, l’Accademia Pianistica Unisono diretta dal maestro Emiliano Giaccaglia, interpreta Dinamiche collettive, brani per due pianoforti quattro mani e due pianoforti a 16 mani, intervallati dalla lettura di brani e poesie. Ad introdurre ed accompagnare le note, la voce narrante di Moreno Giannatasio e del sommelier Lorenzo Travaglini.

Castelfidardo – Concerti del Consiglio (foto d’archivio)

«Il Comune è la rappresentazione in miniatura dello Stato, gli elementi, le regole e le dinamiche seguono la stessa linea, quindi perché non seguire idee di successo e positive che perdurano da oltre un decennnio?» si chiede l’assessore alla cultura Ruben Cittadini nel proporre questa rassegna.

L’idea de I Concerti del Consiglio segue infatti la via de I Concerti del Quirinale che vengono trasmessi in diretta su radio3 tutte le domeniche dalla sala Paolina. Castelfidardo trasmette invece i concerti dalla sala del Consiglio comunale, in scena ogni ultima domenica del mese, salvo qualche eccezione come nel periodo natalizio quando l`appuntamento verrà anticipato nel giorno di Santo Stefano con la Petite Messe Solennelle (16.45, Chiesa Collegiata).

L’ingresso è gratuito ma limitato ai 100 posti a sedere.

 

redazionale


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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

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