Civiche benemerenze: al Boxing Club la Medaglia di Castelfidardo

Andrea Gabbanelli: “La palestra BCC è una scuola di vita. La boxe è una disciplina che insegna il rispetto dell’avversario e il sacrificio”

Castelfidardo, 14 maggio 2022 – Nell’ambito delle feste patronali, nel corso della solenne cerimonia della consegna delle civiche benemerenze nella Sala degli Stemmi, la società dilettantistica Boxing Club Castelfidardo è stata insignita dall’Amministrazione comunale fidardense della Medaglia di Castelfidardo.

Si legge nella motivazione: “Scuola di sport e di vita, insegna non solo la tecnica ma anche la disciplina, il sacrificio, il rispetto delle regole e dell’avversario. Punto di riferimento sia per i giovani sia per chi ambisce ad una carriera professionistica. Ha raggiunto risultato di assoluto prestigio, portando l’immagine di Castelfidardo ai vertici italiani.”

Per la società pugilistica BCC, hanno ritirato la prestigiosa onorificenza Andrea Gabbanelli e Daniele Marra, maestri di pugilato e preparatori dell’attuale campione italiano dei pesi superleggeri Charly Metonyekpon presente alla cerimonia, vincitore lo scorso marzo della cintura italiana. Il sindaco Roberto Ascani ha ringraziato pubblicamente la società pugilistica per la notevole attività sociale che sta svolgendo da anni, per mezzo dei suoi allenatori, nell’educazione dei valori etici e la preparazione fisica di centinaia di ragazzi.

Castelfidardo – da dx, il campione italiano Charly Metonyekpon, i maestri Andrea Gabbanelli e Daniele Marra

Al termine della cerimonia il maestro Andrea Gabbanelli ha sottolineato come la Boxing Club, oltre ai risultati sportivi, si distingua anche per i successi etici: «Nella palestra BCC si scopre una scuola di vita – ha detto – dove i ragazzi possono trovare la loro strada e la loro serenità nel rispetto delle regole che poi si applicano nella vita quotidiana. Questo sport è da combattimento ed ovviamente si fa a pugni, ma questa disciplina insegna anche il rispetto dell’avversario, il sacrificio, e soprattutto a considerare i compagni di allenamento come fratelli».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Notte di San Lorenzo, notte di sogni e di speranza

Con il naso all’insù per le stelle cadenti


Camerano, 10 agosto 2022 – Lo confesso, sono tante le notti di San Lorenzo che ho passato con il naso all’insù aspettando di veder cadere una stella. E confesso, anche, di aver espresso desideri nascosti a quella scia luminosa affidandogli, nel breve arco di tempo e di spazio del suo sfrecciare nel buio, la possibile realizzazione dei miei sogni. Credendoci, credendoci davvero, tanto era la voglia che mi portavo dentro di vederli concretizzati.

L’ho fatto sin da quando, bambino, ho appreso dell’esistenza di questo credo popolare. E lo faccio ancora oggi, nonostante la tarda età e la consapevolezza sia solo un credo popolare e niente di più. Crescendo, per molti anni ho abitato in un Comune il cui motto è: “Ad sidera tendit”, volgarmente tradotto “tendere alle stelle” proiettati verso l’alto. Qualcosa vorrà pur dire!

Ho affidato alle stelle cadenti il mio desiderio di riuscire ad acquistare per mio conto la prima motocicletta e correrci, e dopo un po’ il desiderio s’è avverato. Gli ho affidato quello di riuscire a pubblicare il mio primo romanzo e, tac! dopo un po’ l’ho pubblicato. Stessi affidi per un amore, per la nascita di un figlio, per realizzare il sogno di avere un giornale tutto mio. Tutti concretizzati.

Lo so. Lo so benissimo che con tutta probabilità quei sogni si sarebbero realizzati anche senza l’affido alle stelle cadenti, ma l’averlo fatto in tempi non sospetti ogni volta mi trasmetteva una speranza in più. Come se da lassù, nel profondo blu cobalto del cielo, una forza superiore potesse lavorare a mio favore: le stelle cadenti, e non un Dio, scelte forse a discapito del secondo perché non credente. Ma in fondo, in fondo, dove sta la differenza?

Credo di non essere l’unico essere umano ad averlo fatto. Credo, anzi, d’essere in buona compagnia. Gli individui, donne e uomini, nel proprio intimo più nascosto sanno di aver bisogno di una qualche entità capace di non farli sentire soli. Soli e disarmati di fronte alla quotidiana guerra contro il destino e le avversità. Contro le proprie debolezze.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…” ha scritto William Shakespeare ne: La Tempesta intorno al 1610, aggiungendo: “… e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.

E allora, che cosa c’è di meglio dell’affidare i nostri sogni, la nostra vita, ad una stella cadente nel breve spazio e tempo della sua traiettoria luminescente nella volta del cielo? Male non fa.

Questa notte, l’ennesima, starò con il naso all’insù nella speranza di vedere una scia luminosa. Ormai ho poco da affidargli, se non la speranza di continuare ancora per un po’ in buona salute. Per me e per i miei cari. Per il resto, quel che c’era da realizzare l’ho in parte realizzato e in parte no, sudando comunque parecchio. E non saprò mai se loro, le stelle cadenti, mi abbiano davvero dato una mano. Scientemente, non lo credo, ma mi piace pensare che me l’abbiano data. E spero dal profondo l’abbiano data anche a voi. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

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