Bud Spencer e Terence Hill in mostra

Fino al 9 settembre nei locali della Bcc in Piazza Roma

Camerano, 26 agosto 2018 – Fino al 9 settembre sarà possibile visitare in Piazza Roma 7 (nello spazio espositivo dei locali della BCC dietro la statua del Maratti, negli orari 18.30 -20.00/21.00 – 23.00), una mostra dedicata a due attori amatissimi dal pubblico: Bud Spencer e Terence Hill.

Camerano – da sx: il consigliere comunale Vittorio Di Stazio, il fumettista Alberto Baldisserotto e l’assessore Costantino Renato scherzano alla presentazione della mostra su Bud Spencer e Terence Hill.

I lavori esposti riguarderanno per lo più disegni, action figure e clip test di cartoon umoristici realizzati dal fumettista Alberto Baldisserotto, dedicati a chi ama i film di Bud e Terence, i loro indimenticabili personaggi come Trinità e Bambino e il genere da loro inventato fagioli/spaghetti western, che rappresenta un vero e proprio evergreen nell’ambito della cinematografia. I disegni saranno supportati dalle celeberrime sonorità di Guido e Maurizio De Angelis.

Accanto alla mostra, nelle serate del 7-8-9 settembre durante la Festa del Rosso Conero, il fumettista effettuerà una vera e propria esibizione dal vivo dove interagiranno musica e disegno.

L’autore della mostra tiene a sottolineare che: «Bud & Terence con i loro film ci hanno trasmesso una filosofia di semplicità di vita con la quale siamo cresciuti e della quale speriamo questo progetto diventi in qualche modo divulgatrice».

Non è da escludere, nei giorni dell’esposizione, la possibilità di vedere apparire all’improvviso Mario Girotti, alias Terence Hill, che sembrerebbe essere stato avvisato della mostra. È proprio il caso di dire che è d’obbligo farci una visita,  “altrimenti ci arrabbiamo!”

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

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